La tecnologia cambia tutto: la lezione di Pavia per l’Europa

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A Pavia si è tenuta la quarta edizione del convegno organizzato da Aspen Institute Italia sulla Battaglia di Pavia, di cui ricorre il 500° anniversario. Era il 1525 quando l’esercito di Carlo V affrontò quello di Francesco I di Francia. Quel giorno segnò una svolta: i cavalieri, simbolo di un’epoca fatta di coraggio e onore personale, vennero spazzati via dalle nuove armi da fuoco e dall’artiglieria. La tecnologia militare aveva preso il sopravvento sul valore individuale.

Oggi l’Europa si trova davanti a una situazione simile. Non si tratta più di cannoni e moschetti, ma di intelligenza artificiale, biotecnologie e reti digitali. Questi strumenti stanno ridisegnando gli equilibri tra Stati, aziende e cittadini.

Il programma dell’incontro

Il convegno, aperto dal Ministro della Difesa Guido Crosetto e moderato da Marta Dassù, si è sviluppato in due sezioni. La prima si è concentrata sul futuro della difesa comune europea, sul rapporto con gli Stati Uniti e sul ruolo dell’innovazione nel settore militare, con interventi di Maria Tripodi, sottosegretario agli Affari Esteri, del ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti e di Mircea Dan Geoană, già vicesegretario NATO.

La seconda parte,coordinata dal Segretario Generale di Aspen prof. Angelo Petroni , ha messo a confronto i vertici militari di tre paesi: Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Pierre Schill, suo omologo francese, e Amador Fernando Enseñat y Berea, capo dell’esercito spagnolo.

L’ambasciatore Stefano Pontecorvo, presidente di Leonardo, sponsor dell’evento, nel messaggio di apertura dei lavori ha sottolineato l’importanza degli investimenti in ricerca, specialmente in intelligenza artificiale e cybersecurity, anche per contrastare gli attacchi informatici quotidiani.

Continente diviso

In diversi interventi e’ stato richiamato che l’Europa deve fare i conti con un dato concreto: gli Stati Uniti hanno spostato le loro priorità. Prima vengono loro stessi, poi la Cina, infine l’Europa.

Nonostante questo e’ emersa una spaccatura nella pubblica opinione . I paesi europei di confine investono nella difesa con convinzione e supporto da parte della popolazione , mentre in Europa occidentale la situazione è più complessa. 

Il Ministro Foti ha denunciato una vera macchina di propaganda anti-investimenti militari, che ha paragonato e tra le righe ricondotto alla disinformazione russa. Questa campagna contro l’investimento in difesa sta portando in piazza i cittadini per le proteste e potrebbe indebolire la capacità dell’Europa di difendersi.

Il Ministro Crosetto ha spiegato il contesto: per anni l’Europa ha ridotto le spese per la difesa, delegando la sicurezza agli Stati Uniti. Questa scelta ha distrutto le capacità difensive europee. Ora bisogna ricostruirle, ma con una difficoltà enorme: coordinare 27 paesi con 27 sistemi diversi e spesso incompatibili 

Il parallelo con Pavia

Il richiamo alla battaglia del 1525 è stato sottolineato dal Presidente del Senato Ignazio La Russa che ha dato atto al Presidente di Aspen, prof. Giulio Tremonti, dell’intuito politico nell’aver promosso questa iniziativa di confronto e dibattito su un tema strategico per il futuro del continente;500 anni fa a Pavia la frammentazione e l’incapacità di adattarsi al cambiamento tecnologico portarono alla sconfitta l’esercito Francese numericamente più forte.

Oggi l’Europa rischia lo stesso: essere travolta perché divisa e lenta a reagire.

L’Europa ha una storia di capacità di unire progresso scientifico e valori umani. Deve riuscirci anche ora con le nuove tecnologie, orientandole verso lo sviluppo delle persone e non verso il controllo. Ma servono fatti concreti: investimenti coordinati, sistemi compatibili, formazione professionale della nuova classe dirigente militare e volontà politica condivisa.

La battaglia di Pavia insegna che ignorare il cambiamento tecnologico porta alla sconfitta. E su questo il Generale Stefano Mannino, presidente centro alti studi per la difesa, ha sottolineato l’importanza della formazione per integrare gli alti saperi con le competenze delle singole armi specialmente su tematiche digitali. 

Il messaggio conclusivo che sintetizza le due sessioni è che l’Europa deve costruire una capacità di difesa comune che le permetta di contare davvero senza tentennamenti anche perché il tempo per essere pronti per difendersi si sta riducendo.