Le calunnie “devastarono la vita a mio padre”, ha scritto la primogenita dell’ex premier, in una lettera scritta al Giornale
“Davanti alle tante discussioni sterili su presunte – e assurde – emergenze democratiche, mi permetto di dire che la nostra grande e vera emergenza è da tempo e resta ancora oggi la giustizia”.
Così Marina Berlusconi, figlia del fondatore di Forza Italia, in uno dei passaggi conclusivi di una lettera scritta al Giornale, il 25 ottobre, sottolineando che la riforma “sarà comunque un passo avanti significativo verso una giustizia veramente giusta”.
Da tempo, ha scritto la presidente di Mondadori e Mediaset “sono fermamente convinta della necessità di una riforma dell’ordinamento giudiziario: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, e la riforma del Consiglio superiore della magistratura per ridurre lo strapotere delle correnti”.
E si tratta di “una rivoluzione che questo governo ha finalmente avuto il coraggio e la forza di avviare. Sono interventi ‘urgenti’ – ha ribadito -, ma lo sono ormai da decenni. Esattamente come sarebbe urgente una nuova e vera responsabilità civile dei magistrati. Perché il principio deve valere per tutti e chi sbaglia deve pagare”.
La missiva si è aperta sottolineando che “in questi giorni la Suprema corte ha respinto definitivamente le tesi della Procura generale di Palermo, che continuava ad attribuire una presunta ‘pericolosità mafiosa’ a Marcello Dell’Utri. Le conseguenze – ha ricordato ancora Berlusconi – sono di enorme rilevanza, perché certificano che non ci sono mai stati riciclaggi di Cosa Nostra nella Fininvest, né accordi con Forza Italia. La sentenza è quindi un cruciale passo avanti anche sul cammino della verità per mio padre”. Una decisione che sui quotidiani, però, “si è trasformata in tutt’altro, cioè in un nuovo scontro innescato da chi l’ha ingiustamente sminuita, con argomentazioni pretestuose e ipocrite”.
“Purtroppo, e lo dico da figlia, nemmeno la migliore delle riforme servirà più a restituire a mio padre trent’anni di vita avvelenati e devastati dalle calunnie e dalle false accuse”, il rimpianto finale.
Nella foto (Ansa): Marina Berluconi e Cesare Parodi, presidente dell’Anm












