L’attentato a Ranucci ultimo segnale di una tendenza violenta che prende di mira gli operatori media. Secondo l’indagine di ‘Ossigeno’ in 6 mesi sono quasi raddoppiati sull’anno scorso i numeri delle vittime. E tra gli autori delle minacce cresce il peso di esponenti pubblici
Le manifestazioni di violenza contro chi fa informazione sono in crescita e l’ordigno davanti casa di Sigfrido Ranucci è stato solo l’ultimo caso in ordine di tempo. E’ il quadro preoccupante che emerge dal monitoraggio di Ossigeno per l’informazione.
+78% sul 2024
Sono quasi 8 mila gli operatori dell’informazione attaccati per via del loro lavoro dall’inizio dell’osservazione, nel 2006.
I numeri presentati alla Casa del Jazz di Roma raccontano che nel primo semestre di quest’anno i cronisti che hanno subìto intimidazioni sono stati 361, contro i 203 dello stesso periodo nel 2024. Centocinquantotto giornalisti in più, in aumento del 78%.
Crescono le minacce da politici
Il numero degli episodi intimidatori classificati come deliberate violazioni della libertà di informazione è aumentato del 46%. Sono stati 107 i casi di questo tipo, rispetto ai 73 del primo semestre 2024.
Le minacce provenienti da esponenti pubblici sono aumentate di 10 punti percentuali (ora sono il 39%); oltre la metà provengono da istituzioni locali (comunali o regionali) che in un terzo dei casi fanno ricorso a querele pretestuose, ma pure a minacce social o insulti (questi ultimi in salita del 17%). Il 33% delle intimidazioni sono di origine sociale, 12% di provenienza sconosciuta, l’8% da imprenditori, il 4% da criminali e il 3% di derivazione mediatica.
Lombardia la regione con più casi
A livello territoriale, Lombardia (27%), Lazio (16%) e Sicilia (13%) restano le regioni con il più alto numero di minacciati. Ma l’Abruzzo – che registra il 3% delle vittime totali – peggiora la sua posizione in classifica per quanto riguarda la pressione intimidatoria (il rapporto fra minacciati e popolazione giornalista).
Crescono pure gli episodi di aggressione, ma sono le azioni legali pretestuose, le Slapp, a restare la seconda forma più utilizzata, dopo gli avvertimenti, per intimidire i giornalisti.
Tra gli aspetti più preoccupanti, c’è la crescente tendenza a non denunciare gli abusi fisici e verbali: nell’81% dei casi le vittime preferiscono non affidarsi alla giustizia, mentre nello stesso periodo del 2024 si trattava ‘soltanto’ di una persona su due. Diminuiscono le minacce di genere, ma anche stavolta cresce la tendenza a non segnalarle.
Sportello per assistenza
Si tratta di numeri limitati alle segnalazioni ottenute da Ossigeno, che opera in maniera indipendente. I dati del 2024 (quando l’associazione aveva contato 516 minacciati) superano quelli degli osservatori del Ministero dell’Interno (114), del Media Freedom Rapid Response (125) e del Consiglio d’Europa (8). E, comunque, “secondo noi nei primi mesi del 2025 ci sono stati molti più di 361 minacciati”, ha commentato Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno.
Intanto, Ossigeno ha proposto la creazione di un pronto soccorso nazionale gratuito per chi riceve querele pretestuose e non ha l’assistenza del proprio editore. Un servizio per il quale Ossigeno mette a disposizione il suo Sportello di assistenza legale, che dal 2015 a oggi ha assistito 100 giornalisti riportando il 98% di vittorie. “È un’iniziativa a cui siamo favorevoli – ha detto Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine del Lazio – ma penso che sia necessaria pure l’attenzione del governo”.


















