In vista del 2 novembre, giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, l’organizzazione internazionale ha lanciato un appello in difesa degli operatori media, sottolineando come la loro tutela sia un tema che riguardi tutti
Dal 2013, il 2 novembre cade la Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti. In vista della data, la Federazione internazionale dei giornalisti ha lanciato un appello per fermare le intimidazioni e le violenze subite dai rappresentanti dei media e dell’informazione.
La crudeltà dei numeri
“Da quando le Nazioni Unite hanno istituito questa Giornata commemorativa 12 anni fa”, si legge nella nota pubblicata sul sito dalla Ifj e rilanciata dalla Fnsi, “le intimidazioni e le violenze contro i giornalisti sono aumentate incessantemente. I giornalisti che seguono le manifestazioni vengono picchiati, attaccate con spray al peperoncino o colpite con proiettili di gomma, nonostante siano chiaramente identificate come “stampa” sui loro vestiti o gilet. Le redazioni vengono vandalizzate o perquisite da individui non identificati. Le giornaliste, in particolare, sono prese di mira da campagne d’odio online, minacce di stupro o di morte e doxxing (la divulgazione di informazioni identificative su qualcuno online).
Nei casi più estremi, i giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata o sulla corruzione scompaiono o vengono trovati morti in circostanze sospette. E molti giornalisti vengono presi di mira direttamente mentre svolgono il loro lavoro di reportage di guerra”.
I numeri sono impietosi. Dall’inizio del 2025, ha ricordato l’organizzaizone almeno 99 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi nel corso del loro lavoro, la maggior parte in zone di guerra: 50 a Gaza, in Palestina; 8 in Ucraina; e 6 in Sudan. E, “secondo l’Unesco, solo un omicidio di giornalista su dieci viene indagato”.
Combattere l’impunità è responsabilità di tutti
“Combattere l’impunità è una responsabilità universale”, l’appello finale. “La lotta contro l’impunità non appartiene solo ai giornalisti. Appartiene a tutti noi. Perché quando un giornalista viene ucciso impunemente, la storia muore; e quando la storia muore, muore con essa la nostra capacità di chiedere conto al potere”.


















