Il carisma perduto

Condividi

Nostalgia dei leader veri. Oggi, tra paole eccessive e poche personalità forti, l’autorevolezza è un ricordo

CONVERGENZA – Prima Comunicazione, Settembre-Ottobre 2025

Leader? Quali? C’è un effetto nostalgia degli anni Settanta e Ottanta: i ricordi e le ricostruzioni si moltiplicano. E anche tesi e laboratori sociologici e ‘creativi’ nelle università ritornano alle tante testimonianze di quegli anni. I motivi sono molti, a cominciare dal fatto che forse non siamo tanto contenti di come stiamo adesso e guardiamo indietro… Ma uno su tutti riguarda i leader e la costruzione di leadership. Quelli erano anni di grandi leader: restando a casa nostra c’era Craxi, Berlinguer, dall’altra parte c’era Almirante. Uscendo dalla politica c’era nel calcio Bearzot, andando all’estero c’era gente come Mitterand, Thatcher, Brandt, eccetera.

La questione è sempre stata: per avere leadership, molto al di là dell’identità morale e della competenza, c’è un qualcosa di non ben definibile che si chiama carisma, e che non c’entra niente con l’adesione ideale o ideologica, ma ha a che fare con il peso del fascino e della personalità. Craxi ancora oggi è detestato da molti, ma quasi tutti ne riconoscono la capacità di leadership e il carisma, e così per molti altri.

Il leader è, in sintesi, la capacità di esprimere autorevolezza indipendentemente dal consenso. Può servire saper parlare e comunicare, ma il peso del leader nasce altrove: nel modo di essere, di stare, di essere diverso e di avere un ‘peso’.

C’è, per esempio, la testimonianza di com’è un leader in mondi diversi, la politica e il calcio: Fidel Castro e Gigi Riva. Quando entravano in una stanza dove tutti parlavano, scendeva il silenzio. Fisicità, postura, sguardi… tutto conta nella costruzione della ‘forza’ di una leadership, perché tutto diventa comunicazione e linguaggio.

Oggi, per esempio, nella disperata ricerca di un potere identitario europeo e occidentale, sulle capacità di leadership sembra che non si possa contare. Basta pensare a gente come la presidente della Commissione europea, Von der Leyen, a Macron, Merz, Starmer, sembrano leader di qualcosa? E forse in questo contesto, l’unica personalità che esprima un valore differenziale e autorevole è Giorgia Meloni: bastava vedere come si poneva con Trump in quel tavolo ‘europeo’ dove tutti sembravano figuranti.

Dall’altra parte, a Oriente, le cose vanno diversamente con Xi Jinping, Modi, Putin: la trasmissione della leadership, e del conseguente nuovo potere, non parte dalle parole ma dall’impatto d’immagine e da tutti i processi simbolici che vengono indotti. E viene da pensare che oggi nel mondo dell’ipertrofia comunicativa la leadership è di chi parla poco e lascia spazio ai silenzi e al non detto. Esattamente il contrario di quello che succede da queste parti alluvionate dalle chiacchiere.

E certo la mancanza di leader e leadership spiega ampiamente la totale assenza di un soggetto politico di ‘sinistra’, mentre in altri settori come lo sport nascono nuove leadership e nuovi fenomeni che ‘surrogano’ la politica: è il caso di Velasco che dà visioni e idee sociali con la sua Nazionale di volley femminile, che vince tutto e continuamente.

Sì, ci sono le leadership sostitutive. Il 4 settembre nella commozione generale è morto Giorgio Armani: uno stilista che era un grande leader. E infatti faceva molto, e parlava pochissimo.