Addio a Giorgio Forattini

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Politici, presidenti, papi e leader stranieri: in oltre 14mila vignette ha raccontato quasi 50 anni della storia italiana

“La prima vignetta fu quella nel 1974 dopo la vittoria del referendum sul divorzio, disegnai Fanfani come un tappo (era molto basso) che saltava via da una bottiglia con un grande NO sull’etichetta”. Lo raccontava Giorgio Forattini, vignettista maestro di satira, scomparso il 4 novembre a Milano a 94 anni

Romano, classe 1931, con la sua matita in oltre 14 mila vignette ha raccontato giorno per giorno l’Italia e il mondo, non risparmiando nessuno: presidenti della Repubblica, Papi, leader e Capi di Stato stranieri, e scandendo momenti cruciali della vita pubblica, le grandi tragedie, il terrorismo politico, le stragi di mafia, Mani Pulite.

Esordio come operaio

Forattini era approdato alla grafica a 40 anni, dopo essere stato operaio in una raffineria del nord Italia, rappresentante di commercio a Napoli di prodotti petroliferi, venditore e direttore commerciale di una casa discografica, rappresentante di elettrodomestici.
Dalla metà degli anni Settanta ha poi seguito da ‘notista politico’ stagioni segnate da tensioni e grandi trasformazioni. Il debutto sul mondadoriano Panorama e a Paese Sera, quotidiano glorioso della capitale nel quale entrò come grafico; due anni dopo ‘La Repubblica’ e L’ Espresso; di nuovo a Panorama, poi La Stampa, e ancora ‘Il Giornale’ di Silvio Berlusconi dal quale uscì dopo le polemiche seguite a una vignetta sul Cavaliere in mutande, infine i giornali del Gruppo Riffeser.

Libertà e divertimento

Raccontando il suo lavoro, Forattini, ricorda Ansa, aveva scelto nel “principio della libertà e del divertimento” le sue le linee-guida, consapevole di aver fatto arrabbiare tantissime persone con le sue frecciate. “Molte si limitavano a lamentarsi con il direttore del giornale, altri hanno querelato. Massimo D’Alema, allora Presidente del Consiglio, querelò solo me senza il giornale, chiedendomi tre miliardi di lire per la vignetta sull’affare Mitrokin. Fu la prima volta che un politico chiese un risarcimento così alto e senza il giornale. Un precedente pericolosissimo contro la libertà di satira”.
Quell’ episodio sancì la rottura del lungo rapporto con La Repubblica e il passaggio al quotidiano ‘La Stampa’ con un ricchissimo contratto propostogli dall’Avvocato.

Forattini ha bersagliato le sue “vittime” trasformando gli esponenti politici di primo piano nelle figure di una grande sceneggiata nazionale: Andreotti il multiforme, Craxi come il Duce con gli stivaloni e la camicia nera, D’ Alema in divisa militare da Hitler comunista, Berlinguer in poltrona in vestaglia da camera mentre fuori gli operai scioperano, De Mita con la coppola, Veltroni un bruco, Buttiglione un gorilla, Bossi come Alberto da Giussano, Prodi un curato di campagna, e così via. Fanfani pagò , appunto, per la sua bassa statura.

Ai colpi bassi contro i politici, ha alternato squarci di malinconia e commozione come la vignetta con la sedia a rotelle in riva al mare dedicata a Leon Klinghoffer, il turista americano disabile ucciso e gettato in mare dal gruppo di palestinesi che aveva sequestrato la nave da crociera Achille Lauro. Ma sapeva toccare molto in profondità: celebre l’immagine della Sicilia nella forma di una testa di un coccodrillo in lacrime, disegnata dopo la morte di Giovanni Falcone.