Da Milano, il ceo della telco rinnova il suo allarme sulla necessità di adeguare il settore. Gli operatori pagano i conti per tutti, dice, chiedendo nuove norme per consentire adeguati ritorni agli investimenti. Il rischio è la nazionalizzazione del settore, che “nessuno stato può permettersi”
“L’ecosistema delle telecomunicazioni ha un solo soggetto che paga i conti per tutti: gli operatori.” Con queste parole l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ha aperto il suo intervento all’evento ‘Imagine Italy: Changing the Game’, organizzato da Ericsson Italia al centro culturale Meet di Milano.
Costi non coperti da ricavi
Da tempo impegnato a segnalare contraddizioni e inedeguatezza delle norme che regolano il settore, Labriola ha descritto un sistema in cui tutti gli attori – dai produttori di apparati, ai costruttori di reti in fibra e torri, fino ai produttori di smartphone e agli Stati che vendono le frequenze – dipendono dal lavoro degli operatori di rete, oggi però schiacciati da un modello economico insostenibile.
“La somma di tutti questi costi non è coperta dai ricavi generati dai servizi venduti ai clienti”, ha spiegato. Con una aggravante anche nella possibilità di non poter accedere ad alcune agevolazioni, ad esempio sulle spese per l’energia. “Gli operatori di telecomunicazioni in Italia e in giro per il mondo sono tra i maggiori spender di energia, per quale motivo non siamo considerati energivori potendo godere quindi di alcune detrazioni di carattere fiscale?”, si è chiesto.
Frammentazione e ribassi tra i problemi
Secondo il numero uno di Tim, la frammentazione del mercato europeo e la corsa al ribasso dei prezzi stanno minando la capacità d’investimento degli operatori. “In Europa ci sono cento operatori, mentre in mercati come Stati Uniti, Cina o Brasile ce ne sono tre. Dobbiamo chiederci se ha senso mantenere questa struttura”. Labriola ha ricordato come i prezzi italiani per il 5G a “9,90 euro contro i 40-50 dollari degli Stati Uniti” siano tra i più bassi al mondo, rendendo “politicamente difficile ma economicamente necessario” un riallineamento.
“La digitalizzazione è alla base dello sviluppo economico e sociale – ha concluso – ma senza operatori di telecomunicazioni non può esistere. O si modificano le regole per consentire un ritorno sugli investimenti, o l’unica alternativa sarà la nazionalizzazione del settore, che oggi nessuno Stato europeo potrebbe permettersi”.


















