Un appuntamento che ha unito sport, merito e solidarietà la tavola rotonda organizzata sabato sera da I Tennis Foundation , con il supporto di Synergie Academy come partner principale e la collaborazione di AIDP – Associazione Italiana per la Direzione del Personale, in una Torino invasa dagli appassionati di tennis per i Nitto Atp Finals.
Protagonisti dell’incontro alcuni tra i più grandi coach del tennis internazionale, da sempre vicini alle iniziative benefiche della fondazione: Ivan Ljubičić, ex numero 3 del ranking ATP e ultimo allenatore di Roger Federer; Gipo Arbino, storico coach di Lorenzo Sonego; Emilio Sánchez Vicario, ex numero 7 ATP in singolare e numero 1 in doppio.
Assente Simone Tartarini, allenatore che ha portato in top ten mondiale Lorenzo Musetti, impegnato, durante la tavola rotonda, nella partita con Novak Djokovic valida per la finale dell’ATP 250 di Atene (Grecia).
L’associazione I Tennis Foundation, realtà no profit fondata nel 2018 a Torino da Giovanni Annicchino e Simone Bongiovanni, promuove programmi per giovani tennisti di talento provenienti da contesti economici difficili.
«I due valori principali della Foundation sono meritocrazia e solidarietà», è stato sottolineato nel corso della presentazione.
Quest’anno il progetto sostiene 12 ragazzi provenienti da Italia, Albania, Kosovo e Montenegro, selezionati in base al livello tecnico e alla situazione familiare. I beneficiari ricevono borse di studio che comprendono otto settimane di allenamento con coach di fama internazionale – tra cui Ljubičić, Sánchez e Tartarini – oltre all’ospitalità in otto tornei europei.
Il percorso formativo, fuori dal campo da tennis, comprende corsi di italiano, inglese, comunicazione e mental coaching che concorrono alla crescita personale degli atleti.
All’evento hanno partecipato anche Claudia Porchietto, sottosegretaria alla Presidenza della Regione Piemonte, Alessandro Belluzzo, professore alla European School of Economics di Londra, e Simone Bongiovanni, co-fondatore di I Tennis Foundation, team manager e preparatore mentale del programma.
La lezione dello sport per il mondo del lavoro
Marco Verga – Presidente regionale per la sede Emilia-Romagna dell’AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale), che riunisce circa 4.500 professionisti delle risorse umane in tutta Italia – , a proposito della collaborazione avviata con la Fondazione, ha sottolineato il valore del connubio tra sport e impresa, evidenziando come le competenze maturate attraverso la pratica sportiva — come leadership, lavoro di squadra e spirito di collaborazione — possano essere trasferite efficacemente nel mondo del lavoro. Ha inoltre ricordato l’importanza del benessere psicofisico dei lavoratori, a cui anche l’attività sportiva contribuisce in modo significativo.
Anche Daniela Stuppi, direttore marketing di Synergie Italia ha ricordato come l’azienda sostenga da tempo il programma, riconoscendosi pienamente nei suoi valori e ha condiviso un aneddoto legato al payoff aziendale: “Synergie, il lavoro è il nostro mestiere”, a cui solo in Italia è stato aggiunto “lo sport è la nostra passione”, per sottolineare l’unione tra professione e sport come metafora dei valori comuni.
La gestione del team in campo e in azienda
Ivan Ljubičić ha raccontato cosa ha significato guidare per anni il team di Roger Federer. “Sicuramente un onore per iniziare, però entrare in un team già solido e vincente è stato difficile”.
Il coach ha descritto la necessità di “sapere la propria posizione” all’interno di un gruppo di lavoro così affiatato e di esercitare la leadership “con intelligenza, soprattutto sociale”, per mantenere equilibrio e fiducia reciproca.
“È importante sapere chi è l’ultimo responsabile e chi prende le decisioni finali, pur ascoltando sempre il team.” ha concluso Ljubičić, sottolineando come questo valga non solo per il tennis, ma per ogni gruppo di lavoro dove la collaborazione è la chiave del successo.
Collegandosi a questo intervento, Porchietto ha evidenziato l’importanza del capitale umano e la necessità di far sentire ciascuno fondamentale all’interno di una squadra, assegnandogli una posizione chiara.
La sottosegretaria ha inoltre raccontato la propria esperienza personale, spiegando come il sostegno del suo team le abbia permesso di crescere sia professionalmente sia politicamente, e ha ribadito la necessità di trasferire questa cultura ai giovani, accompagnandoli nei momenti difficili.
A proposito di leadership
Ljubičić, a proposito delle doti che hanno aiutato Federer a diventare un grande campione, ha detto “Si diventa grandi solo se si resta curiosi e aperti a imparare sempre, capendo il mondo e avendo intelligenza sociale.
Ha raccontato come anche dopo dieci anni di lavoro insieme, Federer mostrasse “l’apertura per continuare a migliorarsi”, senza mai chiudersi in ciò che già conosceva.
Emilio Sánchez, ex numero 1 del mondo in doppio e capitano della Spagna in Coppa Davis, ha raccontato la complessità e il privilegio di guidare un team composto da campioni come Rafa Nadal e Carlos Moyá. “Essere capitano di giocatori così è una sfida enorme: ognuno ha il suo carattere, ma tutti condividono la stessa voglia di vincere,” ha spiegato. Ha infine ricordato alcuni aneddoti legati alla gestione di Nadal in Coppa Davis, dove anche i rituali più minuti — come “le famose bottigliette perfettamente allineate” — riflettono la concentrazione maniacale e la disciplina che contraddistinguono il fuoriclasse spagnolo
Parlando poi di Andy Murray, suo ex allievo, Sánchez ha sottolineato la sua mentalità competitiva: “Ha un istinto di sopravvivenza incredibile, nei momenti difficili riesce a trasformare tutto in energia e a fare giocate spettacolari.”
Grandi campioni, grandi persone
Nel suo intervento, Gipo Arbino, che ha seguito da vicino Jannik Sinner e Lorenzo Sonego nel doppio, ha tracciato un ritratto umano e professionale del numero uno azzurro. “Ogni grande tennista deve prima di tutto essere una grande persona, e Jannik lo è: simpatico, intelligente, umile e capace di ascoltare,” ha spiegato, sottolineando il ruolo fondamentale della famiglia e dell’educazione nei suoi successi.
L’allenatore ha raccontato come Sinner, nei match di doppio, riesca a trasmettere fiducia e serenità ai compagni, senza mai far pesare gli errori e ha elogiato la sua consapevolezza tecnica e la potenza di gioco, ricordando come nei doppi contro Djokovic e altri campioni, Sinner “non ha mai forzato oltre il suo bagaglio tecnico, ma ha fatto tutto alla perfezione.”
Campioni in erba
E’ seguita la presentazione dei giovani atleti, che hanno dimostrato di avere gratitudine e consapevolezza del percorso che stanno affrontando e delle opportunità straordinarie che questo offre in termini di educazione e formazione personale, oltre che sportiva.












