L’indagine di Reuters su documenti interni rivela il business nascosto.
Meta, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp, avrebbe stimato di ottenere il 10% dei propri ricavi del 2024 — circa 16 miliardi di dollari — da annunci legati a truffe, prodotti vietati e attività illegali, secondo una serie di documenti interni riservati di cui Reuters è entrata in possesso.
In queste stesse carte – prodotte tra il 2021 e il 2025 nei reparti di finanza, sicurezza e lobbying del gruppo – si valuta che le diverse piattaforme social mostrino ogni giorno fino a 15 miliardi di annunci fraudolenti, che generano circa 7 miliardi di dollari all’anno.
Meta non blocca pubblicità “ad alto rischio”
Dai documenti – si legge nell’indagine della Reuters – emerge “la riluttanza dell’azienda a intervenire in modo incisivo quando ciò potrebbe danneggiare i suoi interessi economici”.
Una revisione interna dell’aprile 2025, in particolare, concludeva: «È più facile pubblicare truffe sulle piattaforme di Meta che su Google».; mentre in una presentazione del maggio 2025, il team sicurezza stimava che un terzo di tutte le truffe riuscite negli Stati Uniti passasse attraverso Facebook, Instagram o WhatsApp, facendo di tali piattaforme “un pilastro dell’economia globale della frode”.
Sandeep Abraham, ex investigatore per la sicurezza in Meta ed esperto di frodi, che oggi dirige la Risky Business Solutions, ha evidenziato che questo atteggiamento aziendale dipende dall’assenza di una reale supervisione regolatoria nel settore pubblicitario.
“Se i regolatori non tollerano che le banche traggano profitto dalle frodi, non dovrebbero tollerarlo nemmeno nel settore tecnologico” ha spiegato Abraham a Reuters.
L’approccio “moderato” per salvare i ricavi
Nell’autunno 2024, di fronte alle crescenti pressioni dei regolatori nel settore pubblicitario, i dirigenti proposero a Zuckerberg di agire in modo “moderato” contro le frodi, innanzitutto nei paesi più a rischio di sanzioni, dandosi degli obiettivi graduali: ridurre i ricavi “illegittimi” dal 10,1% del 2024 al 7,3% nel 2025, poi al 6% nel 2026 e al 5,8% nel 2027.
In un documento interno si legge che questa “moderazione” si rendeva necessaria per non far abbassare di colpo i ricavi dericanti da spot “ad alto rischio”, cosa che avrebbe alterato le proieizioni finanziarie.
Tariffario più alto per i truffatori
Tra le misure adottate da Meta per contrastare gli illeciti c’è il sistema delle “penalty bids”, o “offerte penalità” che stabilisce che gli inserzionisti sospettati di frode devono pagare di più per aggiudicarsi spazi pubblicitari.
Così facendo il gruppo di Zuckerberg sostiene di scoraggiare le truffe rendendole meno redditizie, ma i documenti ammettono che l’impatto economico si modifica: “Vendiamo meno annunci fraudolenti, ma guadagniamo di più da quelli che restano.”
Gli inserzionisti che invece, secondo i sistemi automatici Meta, hanno almeno il 95% di probabilità di commettere una frode, vengono bannati.
Inoltre dai documenti interni si apprende che il gruppo è consapevole che, a causa della personalizzazione degli annunci di Meta in base agli interessi degli utenti, chi ha cliccato su annunci truffaldini tende a vederne altri.
Segnalazioni ignorate e controlli inefficaci
Stando ai risultati dell’indagine nel 2023 Meta ignorava o respingeva erroneamente il 96% delle segnalazioni valide di truffa inviate dagli utenti, classificandole “a bassa gravità” e descrivendole come una semplice “cattiva esperienza d’uso”.
«Non credo di aver mai visto un contenuto rimosso a seguito di una singola segnalazione di un utente» h ammesso Erin West, ex procuratrice e oggi attiva contro le frodi digitali.
Il caso della reclutatrice canadese e la lista dei truffatori
Un episodio emblematico riguarda una reclutatrice dell’Aeronautica canadese, il cui profilo Facebook è stato hackerato e usato per promuovere una truffa sulle criptovalute.
Nonostante oltre cento segnalazioni, Meta ha impiegato un mese per rimuovere l’account, durante il quale almeno quattro militari sono stati truffati. «Le persone si danneggiavano perché si fidavano di me», ha detto la donna in lacrime.
Reuters ha inoltre scoperto che Meta monitora i truffatori più attivi attraverso una rubrica interna – “Scammiest Scammers” (“I truffatori più truffaldini”) – , in cui ogni settimana si leggono i nomi degli inserzionisti con più denunce.Tuttavia, questi account non vengono rimossi per molto tempo, visto che alcuni portano milioni di dollari al mese in pubblicità.
Anche in questo caso è emerso da un documento del 2024 un codice interno: un piccolo inserzionista viene bannato dopo 8 segnalazioni, mentre per gli “High Value Accounts” — da cui dipendono grosse entrate – si superano le 500 segnalazioni senza essere rimossi.
Meta si difende: “Combattiamo le truffe, non le tolleriamo”
Andy Stone, portavoce di Meta, respinge le accuse e sostiene che i documenti analizzati dall’agenzia d’informazione “offrono una visione selettiva che distorce l’approccio di Meta nei confronti delle frodi e delle truffe” e che la stima fatta dal gruppo di trarre il 10,1% dei propri ricavi da pubblicità ingannevoli risulta in realtà “approssimativa e troppo inclusiva”, visto che comprendeva anche “annunci legittimi”. Stone però non ha fornito un dato più recente dei profitti del comparto “ad alto rischio”.
«Combattiamo le frodi e le truffe in modo aggressivo, perché le persone sulle nostre piattaforme non vogliono questo contenuto, gli inserzionisti legittimi non lo vogliono e noi non lo vogliamo» ha aggiunto Stone, precisando che le segnalazioni di truffe pubblicitarie sono diminuite del 58% negli ultimi 18 mesi e che Meta ha rimosso oltre 134 milioni di annunci fraudolenti nel 2025.
I costi della legalità
I documenti interni mostrano infine che Meta stabilisce in modo preciso quanti ricavi si possono perdere per interventi contro i truffatori: nel primo semestre 2025, non potevano superare lo 0,15% dei ricavi complessivi, circa 135 milioni di dollari su 90 miliardi.
«Procediamo con cautela», scriveva un manager. «Abbiamo limiti di ricavo specifici».
Mentre in un altro rapporto si legge che le multe previste per la pubblicità truffaldina, che possono arrivare fino a 1 miliardo di dollari, sarebbero comunque inferiori ai profitti generati dagli stessi spot ingannevoli.
Eppure Meta continua a presentarsi come baluardo contro la disinformazione e la criminalità online, anche se la SEC (Securities and Exchange Commission), che è l’autorità di vigilanza dei mercati finanziari degli Stati Uniti, indaga sugli annunci di truffe finanziarie e i regolatori britannici denunciano che nel 2023 Meta è stata coinvolta nel 54% delle perdite da frode sui pagamenti.












