Riunione d’urgenza al ministero con Giuli, la sottosegretario Bergonzoni e Anica-Apa-Cna per cercare soluzioni agli interventi sui fondi previsti in manovra. Pd attacca e chiede al ministro di pretendere il ripristino dei fondi, mentre un articolo di Repubblica mette in dubbio il reale interesse a intervenire di Giuli
Riunione d’urgenza, con i rappresentanti delle associazioni del mondo del cinema e dell’audiovisivo. A convocarla il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dopo la bufera innescata dallo stop impresso dalla Ragioneria dello Stato al suo piano per rimpolpare di 100 milioni il Fondo cinema 2026, colpito dai tagli nella legge di bilancio.
La riduzione, è l’allarme lanciato dai produttori al tavolo, rischia di portare il settore alla paralisi già nel primo trimestre del nuovo anno. Ma al tavolo, al quale sedevano anche la sottosegretaria con delega al cinema Lucia Borgonzoni, e il Dg Cinema del Mic Giorgio Brugnoni, per il momento non sono arrivate nuove soluzioni se non l’impegno a trovare una via d’uscita a breve perché “le sorti del settore – avrebbe detto il Ministro – stanno a cuore non solo al Mic ma anche agli altri organi del governo”.
Allo stato, dunque – riassume Ansa -, la soluzione dell’utilizzo delle somme non assegnate dal 2022 al 2024 dei cosiddetti ‘contributi automatici’ destinati alle imprese del settore, sembra accantonata sia per l’opposizione della Ragioneria, sia per la contrarietà delle imprese stesse che quei fondi già li hanno messi in bilancio.

Pd attacca: Giuli non prenda in giro il settore
Per il Pd l’unica via d’uscita è “eliminare il taglio previsto nella Legge di Bilancio”. “La responsabilità politica di questa scelta non può essere nascosta dietro questioni tecniche, algoritmi o intelligenze artificiali. Giuli, ha contestato il dem Matteo Orfini, deve farsi carico della situazione e chiamare personalmente il ministro Giorgetti, compagno di partito della sottosegretaria Borgonzoni, per pretendere una correzione alla manovra”. Perchè, è la sua convinzione, “solo una volta eliminato il taglio sarà possibile aprire un confronto vero e costruttivo con le categorie del settore”.
Sbloccare il tax credit
Intanto dal governo è arrivata la promessa di riavviare l’afflusso delle risorse del tax credit, rimaste impigliate nella rete dei nuovi controlli che si sono resi necessari negli scorsi mesi dopo lo scandalo dei fondi a Kaufmann e, a cascata, con la riorganizzazione del vertice della direzione generale cinema del Mic con le dimissioni di Nicola Borrelli e poi l’incarico a Giorgio Carlo Brugnoni.
Anica, Apa e Cna Cinema e Audiovisivo, pur ribadendo la loro “grande preoccupazione” hanno comunque espresso per iscritto il loro “apprezzamento per lo sforzo dimostrato dal Ministro, dal Sottosegretario e dal Direttore generale” che all’incontro “hanno ribadito di essere congiuntamente al lavoro per garantire un recupero delle risorse sul fondo cinema ed audiovisivo”.
Assenti i rappresentati dei lavoratori
Assenti al tavolo i rappresentanti dei lavoratori, dagli attori alle maestranze, tutte le professionalità che costituiscono il variegato arcipelago delle troupes.
Una assenza stigmaticzzata dalle opposzioni, con il deputato 5 Stelle Gaetano Amato, attore, che si è scagliato contro Anica, Apa, Cna. “Le solite associazioni, ha detto, che da anni beneficiano delle decine di milioni del tax credit. Gli stessi che siedono ai tavoli istituzionali e che sostengono la politica di chi li ha favoriti”.
La sottosegretaria Borgonzoni ha fatto poi sapere che la prossima settimana verranno convocati i sindacati per un incontro con lei e il ministro Giuli.
La mail su Repubblica. Il Mic contesta
Intanto un articolo di Repubblica mette in dubbio il dichiarato impegno del ministro Giuli a favore del settore. Nel testo firmato da Giovanna Vitale si cita una mail inviata al Mef il 17 ottobre nella quale il gabinetto del ministero della Cultura per segnalare i capitoli su cui intervenire aveva suggerito “di tagliare di circa un terzo il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo”.
Il quotidiano cita una comunicazione spedita con posta elettronica dagli uffici di diretta collaborazione di Giuli.
“Il complessivo livello di finanziamento dei predetti, si legge, interventi è parametrato annualmente all’11% delle entrate effettivamente incassate dal bilancio dello Stato registrate nell’anno precedente e comunque in misura non inferiore a 450 milioni di euro annuo per il 2026 e a 400 milioni di euro annuo a decorrere dal 2027”. In sostanza, spiega ancora Repubblica, “la richiesta era di decurtare fino a 240 milioni il primo anno e quasi 300 quello dopo. Riportando a regime la dotazione complessiva del Fondo a 400 milioni, dagli attuali 696: lo stanziamento originario stabilito nel lontano 2017, quando entrò in vigore”. Ad essersene accorti sarebbero stati proprio i tecnici del tesoro che avrebbero invitato il Mic a rivedere l’entità del taglio e diluirlo nel tempo.
Nel pomeriggio, fonti del Mic citate da Ansa hanno bollato la ricostruzione di Repubblica come “tendenziosa e manipolatoria” e come “un vero e proprio ribaltamento della realtà”.
“L’articolo dà una lettura falsa di una mail nella quale il ministero prendeva atto di una serie di tagli subiti e rispetto ai quali il ministero stesso aveva chiesto la possibilità di spalmarli nel triennio”, la contestazione dal ministero che si riserva di “tutelarsi nelle sedi opportune in caso di diffusione di notizie distorsive e lesive dell’immagine e del lavoro svolto”.












