Risultato di un lavoro di squadra, capace di illuminare zone d’ombra e di dare coraggio in chi lo fa e chi lo ascolta. Da Firenze Ranucci difende il valore del giornalismo d’inchiesta
“Il giornalismo d’inchiesta illumina delle zone d’ombra” che spesso “sono zone che il potere, la politica, non vuole che vengano illuminate”. A dirlo, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, a margine di una conferenza stampa a Firenze per presentare il suo spettacolo ‘Diario di un trapezista’.
Proprio su quelle zone ha la missione di concentrarsi l’attenzione di chi fa inchieste. “Noi siamo qui e continuiamo tenacemente ad illuminarle”, ha detto, sottolineando la sua idea che “il giornalismo di inchiesta sia un valore inalienabile dell’umanità”. “Dà coraggio a chi lo fa e dà coraggio a chi lo ascolta e lo vede, perché dà il senso che possono cambiare le cose”, ha spiegato.
Per Ranucci il giornalismo d’inchiesta è un lavoro di squadra, perché “è un lavoro complicatissimo, che richiede non due occhi, ma anche quattro, anche sei. Noi anche otto ce ne abbiamo quando scarichiamo le puntate”.
Il ruolo del servizio pubblico
Ranucci ha parlato del ruolo del servizio pubblico, in generale e per una trasmissione come quella che conduce. “La forza di Report è anche quella di poter lavorare per il servizio pubblico. Per questo dico grazie ai vertici della Rai, alla mia direzione e all’ufficio legale, perché hanno sempre respinto i tentativi di bloccare la trasmissione”, ha spiegato.
In merito alle inchieste portate avanti sul garante per la Privacy – sul quale ha lasciato intendere potrebbero esserci nuovi sviluppi -, Ranucci ha affermato di aver ricevuto “tantissime sollecitazioni da colleghi che erano fuori dalla Rai, sparsi in tutta Italia. Mi dicevano ‘vai avanti, fai la battaglia anche per noi, tu che lo puoi fare dalla Rai'”.
“Questo sta a significare l’importanza di avere un servizio pubblico che funziona, tenendo presente che l’unico editore di riferimento è il pubblico che paga il canone”.
La risposta a Mollicone
Inevitabile un accenno alle più recenti dichiarazioni della politica, a cominciare dall’esponente di FdI Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura alla Camera.
“Dice che siamo degli analfabeti istituzionali e non conosciamo le leggi? Non è vero. A noi capita più spesso di trovare i politici che non conoscono le leggi che loro stessi hanno scritto. Se noi abbiamo la fedina penale ancora pulita è perché le leggi le conosciamo bene, e come”, ha ribattuto.
Sempre replicando a Mollicone, Ranucci ha aggiunto di essere “orgoglioso” di aver iniziato la carriera a Paese Sera. “Ho fatto cinque articoli, gratuitamente, non ho mai preso una lira. Però il fatto di aver partecipato a delle testate che potevano avere una colorazione, questo non toglie l’indipendenza che è uno stato dell’anima, indipendenza che io ho”.
“Piuttosto se lui”, Mollicone, “va a cercare appartenenze o fidelizzazioni, guardi quello che ha combinato nel tentare di delegittimare le sentenze della magistratura sulla strage di Bologna, ha tentato più volte di dare una chiave di lettura che non è stata quella che è stata confermata dalle varie sentenze. Questo la dice lunga sulla indipendenza intellettuale di una persona”.

















