L’ex dg si è congedato con un messaggio carico di orgoglio per l’emittente, secondo i media del paese esposto a faide interne. Mentre sullo sfondo c’è il rinnovo della concessione nel 2027
“Dobbiamo lottare per il nostro giornalismo”. E’ l’appello che Tim Davie, dg dimissionario della Bbc ha rivolto ai dipendenti dell’emittente britannica salutandoli.
Travolto dalla bufera scatenata dal montaggio artefatto di due passaggi separati del discorso tenuto dal presidente americano Donald Trump nel 2021 prima dell’assalto a Capitol Hill Davie nei giorni scorsi ha lasciato il suo ruolo insieme alla ceo nelle news Deborah Turness.
“Sono profondamente orgoglioso di questa organizzazione”, ha ripetuto più volte allo staff, aggiungendo che i giornalisti “stanno facendo un lavoro fantastico”.
Davie, secondo quanto si legge sul sito della stessa Bbc – con aggiornamenti puntuali sulla vicenda -, ha riconosciuto comunque che l’emittente ha “commesso alcuni errori che ci sono costati”. E infatti, da Washington puntuale Trump – dopo i suoi ormai consueti attacchi social ai media – ha minacciato di intentare una causa da un miliardo di dollari contro la Bbc, accusando l’emittente britannica di aver manipolato in modo “intenzionale e ingannevole” il suo discorso.
La sfida del 2027
Nei prossimi mesi Bbc dovrà affrontare anche una sfida cruciale, per il rinnovo dell’ accordo di concessione che scade nel 2027 e che, tra gli altri elementi, definisce anche l’entità del canone per il broadcaster. Secondo Davie, la Bbc si trova in un’ottima posizione, in più, “il governo in carica sostiene le istituzioni pubbliche”.
I retroscena
Intanto sui media d’oltre Manica corrono ricostruzioni e retroscena sul ciclone che ha investito l’emittente. Secondo il Guardian dietro alla crisi ci sarebbe una resa dei conti tutta interna. Un influente membro del cda in quota Tory, Robbie Gibb, ex consigliere di Downing Street all’epoca dei governi conservatori, avrebbe “guidato la carica” alimentando le accuse sulla violazione della storica imparzialità attribuita all’emittente rispetto a un pregiudizio sistemico nella copertura dell’America di Trump, e anche in quella della rappresaglia israeliana contro i palestinesi a Gaza e dei diritti dei transgender.
Le critiche di Gibb sarebbero particolarmente aumentate nelle riunioni interne che hanno portato alle dimissioni dei vertici.
I sospetti di una sorta di golpe interno erano stati evocati da volti noti della Bbc e da politici anche nei confronti dell’autore del rapporto che ha preso di mira l’imparzialità della redazione giornalistica, il consulente Michael Prescott, ex giornalista del Sunday Times di Rupert Murdoch e attuale boss di una società di pr, Hannover, che collabora con l’opposizione conservatrice.

















