L’intelligenza artificiale manda in pensione la Seo soppiantandola con la Geo.
Nell’era dell’Ai per farsi trovare non conta più essere tra i primissimi risultati dei motori di ricerca, ma essere presenti nella risposta esaustiva che l’Ai ci propone. E per esserlo bisogna lavorare per la GEO, la generative engine optimization.
GEO è la nuova frontiera del marketing digitale. Fa sì che i contenuti vengano scelti e citati dai chatbot e dai motori di ricerca generativi. Ne sa qualcosa la catena Usa Walmart che ha siglato una partnership con ChatGPT grazie alla quale gli utenti potranno acquistare prodotti direttamente all’interno della finestra di chat. Un bel salto rispetto all’essere uno dei link che Google scodella dopo una ricerca.
Wied si è occupata del tema scrivendo che il settore della GEO potrebbe valere quasi 850 milioni di dollari entro la fine del 2025.
SEO è acronimo di Search Engine Optimization, ovvero ottimizzazione per i motori di ricerca. Si tratta dell’insieme di strategie e tecniche che servono a migliorare la visibilità di un sito web o di una pagina nei risultati organici dei motori di ricerca, che poi è sempre e solo Google. L’obiettivo della SEO è far sì che un contenuto appaia tra i primi risultati quando un utente cerca informazioni, prodotti o servizi collegati a quel tema.
GEO è acronimo di Generative Engine Optimization, ovvero l’insieme di strategie e tecniche per ottimizzare contenuti digitali affinché siano facilmente compresi, selezionati e mostrati dai motori di ricerca basati su intelligenza artificiale generativa, come Google SGE (Search Generative Experience), ChatGPT Search, Perplexity, o Gemini e su AI Mode che non è propriamente un motore di ricerca ma una “modalità generativa dei nuovi motori di ricerca”.

Natale banco di prova
Con l’avvicinarsi del periodo natalizio, probabilmente molti navigatori non cercheranno più regali, offerte e sconti su Google, ma si rivolgeranno direttamente a chatbot alimentati dall’intelligenza artificiale. Sarà interessante vedere che tipo di risposte verranno fornite e, soprattutto, a favore di chi.
Per ora gran parte delle risposte dipendono dal tipo di domanda che facciamo. E in generale, ci ricorda Wired, le domande che vengono poste ai chatbot sono più precise di quelle indirizzate ai motori di ricerca tradizionali. Per questa ragione alle aziende conviene pubblicare informazioni precise, dirette e dettagliate. “Nessuno va su ChatGPT a chiedere se General Motors è un’azienda valida”, spiega Imri Marcus, amministratore delegato della società di Geo Brandlight. “Piuttosto, chiedono se il Chevy Silverado o il Chevy Blazer ha un’autonomia maggiore. Creare contenuti più specifici porterà a risultati nettamente migliori, perché anche le domande lo sono”.
Contenuti che se creati secondo i dettami GEO portano ora a dominare le citazioni dei chatbot, ma tra qualche tempo potrebbero essere diretti alla conversione in vendite. Non è un caso che aziende come LG, Estée Lauder e Aetna stiano già lavorando su strategie GEO: vogliono che i loro prodotti compaiano come risposta diretta alle domande dei chatbot, anche senza avere click immediati. Per ora.
Il paradosso
Ma come si creano contenuti ottimizzati per l’intelligenza artificiale? Ça va sans dire, affidandosi all’intelligenza artificiale. “All’inizio si pensava che i motori di intelligenza artificiale non si sarebbero mai addestrati su contenuti generati da AI, ma non è affatto così”, conclude Marcus.
Immagini ovviamente create con ChatGPT

















