Report-Garante Privacy, Stanzione al Tg1: no a dimissioni. Accuse infondante

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Il presidente dell’authority, nel mirino delle inchieste di Report, al Tg1 rivendica piena autonomia nelle scelte del collegio, soprattutto quelle che la politica reputa scomode. Ma le opposizioni attaccano e chiedono l’azzeramento e la revisione delle norme di elezione. Da M5S critiche anche al Tg1

“Il collegio non presenterà le proprie dimissioni, le accuse sono totalmente infondate”. Con una intervista mandata in onda nel Tg1 delle 20, Pasquale Stanzione, presidente del Garante della Privacy, è intervenuto sulla vicenda che da giorni coinvolge l’authority.

Stanzione al Tg1

Nelle ultime settimane, il Garante è stato al centro di diversi servizi di Report, che ne hanno coinvolto in vario modo i membri accusati di contiguità con la politica e di conflitti d’interesse, diventando bersaglio delle critiche delle opposizioni, che ha più riprese ne hanno chiesto le dimissioni, compresa una apertura da FdI sul possibile azzeramento.
Stanzione ha difeso le attività del Garante respingendo le richieste e rivendicando una piena autonomia di azione. “Non c’è stata mai una decisione assunta per una ragione diversa dall’applicazione rigorosa della legge in piena indipendenza di giudizio. La narrazione di un Garante subalterno alla maggioranza di governo è una mistificazione che mira a delegittimarne l’azione specie quando le decisioni sono sgradite o scomode”.
“Il Garante assume decisioni talvolta contrarie, talvolta favorevoli al governo, è questa la vicenda dell’autonomia. E dunque quando la politica grida allo scioglimento o alle dimissioni dell’Autorità non è più credibile”.

Le reazioni

Le opposizioni, comunque, continuano a chiedere lo scioglimento dell’Autorità. Pd, M5s ed Avs hanno attaccato Stanzione chiedendone le dimissione immediate insieme a quella di tutto il collegio.
“Il Garante della Privacy è ormai diventato lo scudo politico del governo Meloni”, ha attaccato Angelo Bonelli di Avs, accusando Stanzione di autoassolversi in diretta tv.
Stefano Graziano, deputato dem, ha parlato di un quadro “preoccupante” svelato dalle inchieste giornalistiche, con “una gestione fortemente politicizzata dell’Autorità”, “segnata da opacità e conflitti di interesse”.

Tra i 5Stelle, di “azzeramento” ha parlato Giuseppe Conte a DiMartedì, mentre gli esponenti del partito in Vigilanza hanno definito “indegna” l’intervista al Tg1, accusando la testata di essersi prestata a comizi in chiave difensiva e annunciano una interrogazione in Commissione sull’accaduto.

Nuove regole per la formazione del collegio

In ogni caso, né il governo né il Parlamento possono intervenire: il passo indietro può arrivare solo per scelta dei diretti interessati. “L’unica ipotesi – ha ricordato il giurista, già presidente Rai, Roberto Zaccaria – è che la maggioranza dei componenti, quindi tre su quattro, si dimetta”.

Nelle ultime ore, specie nel centrosinistra, si è fatta largo anche la convinzione che servano anche nuove regole per la scelta di chi è chiamato a far parte dell’organismo di protezione dei dati personali. Attualmente, due componenti sono eletti dalla Camera e due dal Senato. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, già deputato Pd, ha suggerito di introdurre “un quorum dei tre quinti del Parlamento”. Avs è d’accordo: “E’ evidente – ha detto Angelo Bonelli – che sia necessaria una maggioranza qualificata”.
Gelido il centrodestra: “Quando il Pd era in maggioranza non è venuto in mente a nessuno”, ha ricordato il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan.