Torna alla Camera dei deputati il tema, mai risolto, della libertà di informazione. È stata presentata una mozione a prima firma di Federico Cafiero De Raho (M5S), sottoscritta da un ampio fronte delle opposizioni – dal Partito democratico ad Alleanza Verdi e Sinistra, da +Europa al gruppo misto – che chiede al governo un impegno concreto su 14 punti chiave per la tutela del giornalismo e del pluralismo.
Un testo ampio, costruito come una sorta di ‘stato dell’arte’ sulle criticità italiane, che spazia dal recepimento delle normative europee fino alla revisione della legge sulla diffamazione, ferma agli anni ʼ40.
La mozione prende le mosse da un principio semplice ma urgente: senza una stampa libera e indipendente, nessuna democrazia è pienamente tale. Da qui la richiesta di un allineamento dell’Italia al quadro normativo europeo, a partire dall’European Media Freedom Act, il regolamento Ue approvato nel 2024 e già in vigore, che impone agli Stati membri di garantire autonomia editoriale e trasparenza delle proprietà nei media.
A oggi, tuttavia, il suo recepimento effettivo nel sistema italiano è fermo: il dibattito al Senato, dove si discute anche la riforma della governance Rai, procede a rilento e non si intravede ancora un testo organico di attuazione.
Nel documento di Cafiero De Raho si chiede inoltre al governo di recepire la direttiva anti-Slapp (Ue 2024/1069), volta a proteggere i giornalisti dalle cosiddette querele temerarie, e di invitare le alte cariche istituzionali che hanno promosso azioni legali di questo tipo a ritirarle come gesto di coerenza.
Altri punti cruciali sono la revisione della normativa sulla diffamazione, giudicata ormai obsoleta, e un accertamento sull’uso improprio di spyware e sistemi di sorveglianza nei confronti di reporter e fonti giornalistiche.
Sul piano politico, la mozione riporta l’attenzione anche su alcuni episodi recenti che hanno scosso l’ambiente dell’informazione, come la sanzione del Garante della privacy contro ‘Report’, definita nel testo “sproporzionata” e indicativa di una tendenza all’ingerenza dell’esecutivo nei confronti dei media di inchiesta.
Un riferimento diretto che rende la mozione anche un atto di denuncia, più che un semplice strumento di indirizzo parlamentare.
L’iniziativa si colloca in un momento in cui l’Italia è osservata con crescente preoccupazione dalle istituzioni europee per il ritardo nell’attuazione delle garanzie previste dall’Emfa. Organizzazioni come Articolo 21 e la Federazione nazionale della stampa italiana sottolineano da tempo la necessità di norme più efficaci contro la concentrazione dei media e per la tutela delle fonti, mentre Bruxelles ha avvertito che un’eventuale inadempienza potrebbe sfociare in una procedura d’infrazione.
Ma la mozione, pur densa di contenuti e firmata da gran parte dell’opposizione, rischia di restare senza seguito immediato. Alla Camera il calendario non prevede una discussione a breve, e l’iter resta incerto. Intanto la riforma Rai, che dovrebbe rappresentare il banco di prova della nuova stagione del pluralismo, giace ferma in Commissione.
Una parabola che fotografa bene il “tunnel pluriennale” evocato dagli stessi proponenti: un Paese che proclama l’importanza della libertà di stampa ma continua a rinviare le riforme che la renderebbero effettiva.











