Durante il convegno Editoria e informazione: carta, digitale… e poi?, organizzato dal Gruppo Corriere presso l’Università degli Studi Link di Città di Castello, il presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella – intervistato da Alessandra Ravetta, editore e direttore di Prima Comunicazione e Primaonline – ha sottolineato l’importanza di educare le nuove generazioni alla lettura dei quotidiani, anche in formato digitale.

Il futuro dell’informazione passa dalla formazione dei lettori
“La nostra generazione si è formata leggendo i quotidiani: il mondo si evolve, ma il giornale ha la capacità di andare oltre la singola notizia, anche in profondità. È uno strumento imprescindibile”, ha dichiarato Lasorella. Secondo i dati dell’Osservatorio sulle comunicazioni, le vendite dei quotidiani sono in calo, mentre la televisione mantiene un pubblico prevalentemente anziano, la radio resiste grazie all’uso in auto e i giovani si informano soprattutto tramite web e social media. In questo scenario, il giornalismo di qualità rischia di perdere terreno se non viene sostenuto da politiche mirate.
Viviamo nell’era dell’infobulimia, caratterizzata da un eccesso di informazioni spesso superficiali. Per contrastare questo fenomeno, è necessario valorizzare il giornalismo di qualità, capace di offrire analisi, contesto e profondità. Una proposta concreta riguarda l’utilizzo dei contributi per l’editoria anche per finanziare abbonamenti ai quotidiani destinati agli studenti, così da favorire l’abitudine alla lettura fin dalla giovane età.
L’obiettivo non è solo scolastico, ma sociale e politico: creare un’abitudine individuale alla consultazione dei giornali. “Bisogna educare i giovani alla lettura dei quotidiani, perché riguarda le basi della partecipazione democratica”, ha ribadito il presidente Agcom. La proposta è di perseguire questa finalità in modo bipartisan, riconoscendo il ruolo dei quotidiani come pilastro della democrazia.

Piattaforme devono impegnarsi per garantire un’informazione equilibrata e trasparente
Lasorella ha ricordato come inizialmente si pensasse che il web fosse un libero mercato di notizie. In realtà, le piattaforme filtrano i contenuti, creando un “giornale diverso per ogni utente”. La regolazione europea sta facendo progressi, ma è necessario che le piattaforme si impegnino nell’analisi dei rischi sistemici, per garantire un’informazione equilibrata e trasparente.












