Intervistato dalla Bbc, il ceo di Alphabet ha ribadito la straordinaria crescita dell’IA, senza nascondere però i timori degli effetti innescati dallo scoppio della bolla. E’ “la tecnologia più profonda su cui l’umanità abbia mai lavorato”, ha detto ancora, ricordando gli impatti su lavoro ed energia
Se la ‘bolla’ innescata dal boom dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) esplodesse, nessuna azienda sarebbe al riparo. E’ l’allarme lanciato da Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, hoding che controlla Google.
Intervistato dalla Bbc sulle prospettive di questo business tecnologico, Pichai non ha potuto far a meno di sottolineare “il momento straordinario” dell’IA, a livello di investimenti e aspettative, ma anche qualche elemento di “irrazionalità” dietro un interesse così trascinante.
Da tempo nella Silicon Valley, come sui mercati mondiali, stanno circolando timori in relazione ai rischi di “una bolla” in grado potenzialmente di scoppiare, con il valore delle aziende attive nel campo cresciuto vertiginosamente, consì come vertiginosamente sono aumentati gli investimenti per lo sviluppo.
E non è un caso che Michael Burry, noto per aver previsto con precisione la crisi immobiliare del 2008, ha accusato alcune grandi aziende tech di utilizzare trucchi contabili per “gonfiare artificialmente i profitti”.
Secondo Pichai, una potenziale tempesta potrebbe coinvolgere tutti. “Nessuna azienda ne sarebbe immune, inclusi noi”, ha detto, ipotizzando che Google possa avere la forza di uscirne.
Tecnologia profonda
Toccando altri processi e impatti che l’IA ha innescato, Pichai ha ricordato gli effetti sul settore energetico. Su questo fronte il ceo di Alphabet ha parlato di esigenze “immense” citando su tutti un dato dell’Agenzia Internazionale dell’energia, secondo cui l’IA lo scorso anno ha rappresentato l’1,5% del consumo mondiale di elettricità.
Conseguenza, la revisione degli obiettivi ambientali di Alphabet – comunque focalizzata sulle zero emissione nel 2023 – e la necessità di investire in nuove tecnologie energetiche.
E poi una valutazione più di natura sociale. L’IA, ha detto, andrà a impattare anche sul lavoro, come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. E’ “la tecnologia più profonda su cui l’umanità abbia mai lavorato”, ha rimarcato, accennando a nuove opportunità che si intrecceranno inevitabilmente a “difficoltà sociali”.
Con la necessità di “adattarsi all’IA”.
Perchè, ha chiosato, non sarà importante il tipo di professione. “Tutte queste professioni ci saranno, ma le persone che avranno successo in ciascuna di esse sono quelle che imparano a usare questi strumenti.”


















