Trump cambia linea e promette la firma, ma insulta la giornalista che gli domanda di Epstein.
Dopo il voto favorevole della Camera, anche il Senato americano ha approvato il disegno di legge che obbliga il ministero della giustizia a desecretare i file del caso Jeffrey Epstein entro 30 giorni dalla sua entrata in vigore.
Trump ha già detto che firmerà il provvedimento, dopo essere stato lui stesso, lo scorso lunedì, con un post su Truth, a chiedere ai repubblicani di votare in favore della pubblicazione della documentazione relativa agli “affari” del noto finanziere pedofilo, morto suicida in carcere nel 2019.
“Non ho nulla da nascondere ed è tempo di voltare pagina rispetto a questa bufala dei democratici portata avanti solo distrarre dal successo dei repubblicano”, ha scritto il presidente, nonostante numerosi recenti articoli facessero riferimento ad una presenza piuttosto assidua del presidente in casa del finanziere, accusato di abuso e traffico di minorenni . “A nessuno importava di Epstein quando era vivo e se i democratici avessero avuto qualcosa l’avrebbero reso pubblico prima della mia vittoria elettorale”, ha aggiunto.
Cambio di direzione
La decisione rappresenta uno dei più importanti cambi di direzione all’interno del secondo mandato di Trump, che i più critici leggono come un segnale di un minore sostegno da parte del partito repubblicano e del movimento Maga.
Trump infatti in campagna elettorale aveva più volte promesso la pubblicazione dei file relativi al caso Epstein, salvo poi ritrattare una volta rieletto.
L’appello delle vittime
Anche un gruppo di vittime del finanziere pedofilo hanno rivolto un appello ai repubblicani perché votassero per far emergere la verità attraverso un video in cui appaiono ciascuna con la propria foto di quando incontrarono Epstein per la prima volta. qualcuna a 14 anni altre a 16, 17.
E’ ora di far emergere i segreti dall’ombra. E’ ora di far brillare una luce. Cinque amministrazioni e siamo ancora nel buio”, dicono nel video, parlando di “un grande dolore”, di “sofferenza”.
Il video di un minuto è stato diffuso domenica sera da World Without Exploitation, un movimento contro lo sfruttamento sessuale, mentre a New York, a Times Square un cartellone pubblicitario con la scritta “Certamente sapeva delle ragazze” riporta la frase pronunciata da Epstein in riferimento a Trump, al corrente dei suoi abusi.
Ex ministro del Tesoro coinvolto
Dopo lo scandalo del principe Andrea, coinvolto nel caso Epstein, in seguito alle accuse di Virginia Giuffre, all’epoca minorenne, e privato da Re Carlo dei titoli nobiliari, anche l’ex segretario al Tesoro Americano Larry Summers è risultato coinvolto nella vicenda
“Mi vergogno profondamente delle mie azioni e riconosco il dolore che hanno causato”, ha spiegato Summers, assumendosi “la piena responsabilità della decisione mal guidata di continuare a comunicare con Epstein”.
“Mi farò da parte dagli impegni pubblici come parte del mio più ampio sforzo per ricostruire la fiducia e riparare i rapporti con le persone a me più vicine”, ha annunciato l’ex ministro.
Controversa la sua decisione di continuare a mantenere la cattedra all’Università di Harvard, di cui è stato presidente dal 2001 al 2006.
Trump insulta una giornalista
Intanto il presidente, che ha una lunga storia di attacchi estremamente personali contro giornaliste, non ha perso l’occasione per insultare Catherine Lucey, corrispondente della Casa Bianca per Bloomberg News che, a bordo dell’Air Force One, gli ha posto una domanda sul caso Epstein, dandole della ‘cicciona’ (‘piggy’, e invitandola a stare zitta “Quiet, Quiet!”).
Sebbene il commento inizialmente non abbia ricevuto molta attenzione, martedì ha iniziato a circolare e ha suscitato indignazione da parte di altri giornalisti, compresi alcuni che in passato erano già stati attaccati da Trump.
“Disgustoso e completamente inaccettabile”, ha scritto su X il conduttore della CNN Jake Tapper, condividendo un video dell’episodio. Anche l’ex anchor di Fox News Gretchen Carlson ha definito il commento “disgustoso e degradante”.
Foto (YouTube): Trump sull’Air Force One, 14 novembre.

















