Nel primo semestre 2025 il fatturato aggregato delle principali compagnie telefoniche mondiali è aumentato del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. A trainare il settore sono stati i player giapponesi (+3,2%) e americani (+3,6%), mentre le società cinesi hanno registrato un incremento più contenuto (+0,4%) ma con un forte miglioramento della redditività operativa (+5,6%).
L’area EMEA ha segnato una crescita del 2,8%, frenata dai soli operatori europei (+1,1%). Il margine operativo netto globale è salito del 5,3%, sostenuto soprattutto da Asia-Pacifico (+10,3%) e Americhe (+4%), che confermano il miglior ebit margin del settore (20,9%).
In Europa la redditività cala complessivamente del 3%, nonostante le performance positive di MTN (+61,8%) ed e& (+15%). Gli investimenti sono cresciuti dell’1,8%, con punte del 12,3% in Giappone e del 6,6% negli Stati Uniti, mentre in Europa si registra una contrazione dello 0,4%. Il Vecchio Continente resta indietro nello sviluppo del 5G stand-alone: solo il 2% degli utenti lo utilizza, contro il 25% negli Usa e il 77% in Cina. S
Secondo l’Ericsson Mobility Report, a settembre 2025 le sottoscrizioni 5G hanno raggiunto quota 2,6 miliardi (32% del totale mobile), con 349 operatori attivi, di cui circa 70 in modalità stand-alone. Tra i big europei, nel primo semestre 2025 spiccano Deutsche Telekom (58,4 miliardi, +3,7%), Orange (19,9 miliardi, +0,1%), Vodafone (18,7 miliardi, +1,7%), Telefónica (18 miliardi, -3,3%), BT Group (11,4 miliardi, -2%), Swisscom (7,9 miliardi, -2,3%), Altice (6,9 miliardi, -5,3%) e Tim (6,6 miliardi, +2,7%).
Lo studio dell’Area studi Mediobanca analizza i dati dei primi sei mesi 2025 e del quinquennio 2020-2024 delle 34 maggiori telco internazionali con ricavi superiori a nove miliardi di euro ciascuna, di cui 13 hanno sede nell’Emea, 14 in Asia & Pacifico e 7 nelle Americhe. La classifica europea dei ricavi nel primo semestre 2025 vede prevalere Deutsche Telekom con 58,4 miliardi (+3,7%), seguita da Orange con 19,9 miliardi (+0,1%), Vodafone con 18,7 miliardi (+1,7% senza Spagna e Italia), Telefónica con 18mld (-3,3%), BT Group (11,4 miliardi; -2%), Swisscom (7,9 miliardi dopo l’acquisizione di Vodafone Italia; -2,3%), Altice (6,9 miliardi; -5,3%) e Tim (6,6 miliardi; +2,7%).

Asia regina delle telecomunicazioni, Italia solo ventesima
Nel 2024 l’Asia si conferma leader mondiale delle telecomunicazioni: quattro operatori asiatici figurano tra i primi dieci. Al vertice della classifica per ricavi c’è China Mobile (137,2 miliardi), seguita dalle statunitensi Verizon (129,7 miliardi) e AT&T (117,8 miliardi), e da Deutsche Telekom (115,8 miliardi, due terzi dei quali generati negli Usa). Swisscom, con 11,7 miliardi, è 27esima ma grazie all’acquisizione di Vodafone Italia salirebbe a 15,4 miliardi, superando Tim e scalzandola dalla ventesima posizione. Nel 2024 il giro d’affari aggregato dei maggiori operatori mondiali è cresciuto del 2,2% sul 2023, con ricavi ICT in aumento del 5,4%. Le telco asiatiche hanno chiuso l’anno con un +3,8%, contro l’1,5% dell’Emea e lo 0,8% delle americane. La redditività industriale globale è salita al 16,3% (dal 15,3% del 2020). In Europa i margini più alti sono di Deutsche Telekom (21,2%), Swisscom (17,4%) e BT Group (16,3%). A livello internazionale l’indiana Bharti Airtel guida con un ebit margin del 32,2%, seguita da e& (24,2%) e Verizon (21,9%). In Italia il settore ha registrato nel 2024 un +3,4% rispetto al 2023, trainato dalla rete fissa (+8%), mentre il mobile resta in calo (-3,4%). Con 28 miliardi di ricavi, l’Italia è quinta in Europa ma mostra una dinamica negativa nel quinquennio (-2,2% sul 2020). La redditività industriale è risalita all’1,8% nel 2024, ben lontana dai livelli EMEA (16,5%).
Serve consolidamento
Secondo Mediobanca, dopo l’operazione Vodafone-Fastweb è necessario proseguire nel consolidamento del settore europeo per garantire dimensioni adeguate agli investimenti infrastrutturali di lungo periodo e migliorare la redditività. Gli analisti sottolineano come il comparto mobile europeo sia sovraffollato, con 34 operatori infrastrutturati, contro i tre degli Stati Uniti e i quattro della Cina. Per questo motivo le autorità europee dovrebbero favorire processi di integrazione, anche transfrontaliera, per rafforzare la competitività del settore.











