Niente smartphone sino ai 13 anni, secondo la Società Italiana di Pediatria

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Le raccomandazioni per proteggere la crescita di bambini e ragazzi da ansia e solitudine e 9 consigli per i neogenitori per lo “svezzamento digitale”.

Ogni anno in cui riusciamo a tenere i bambini lontano dagli schermi si traduce in una loro migliore salute fisica, mentale, cognitiva, emotiva e relazionale.

Questo in sintesi l’intento dell’aggiornamento delle raccomandazioni sull’uso del digitale in età evolutiva presentate dalla Commissione sulle Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria (Sip) al Senato agli Stati Generali della Pediatria 2025 dedicati al tema “Il bambino digitale”, in occasione della Giornata Mondiale del Bambino e dell’Adolescente.

All’iniziativa promossa dal Senatore Marco Meloni, hanno partecipato istituzioni, medici, esperti di media e tecnologie per riflettere  insieme su come accompagnare la crescita dei più piccoli in un’epoca dominata da digitale e dall’Intelligenza artificiale.

I rischi del digitale

Sempre più bambini soffrono di ansia e solitudine. In generale l’uso degli schermi riduce le ore di sonno, il movimento e il dialogo. In particolare i pediatri avvertono che 30 minuti in più di smartphone al giorno raddoppiano la probabilità che un bambino soffra di ritardo del linguaggio sotto i due anni e, nella fascia 3-5 anni, 60 minuti in più lo privano di 15 minuti di sonno, esponendolo anche ad un maggior rischio di ipertensione pediatrica e, nella fascia 3-6 anni, al sovrappeso.

“Nei bambini sotto i 13 anni l’eccesso di schermi è associato a ritardi del linguaggio, calo dell’attenzione e peggioramento del sonno. Negli adolescenti vediamo crescere ansia, isolamento, dipendenza dai social e perdita di autostima”, spiega Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione Dipendenze Digitali SIP. “Ogni ora passata davanti a uno schermo è un’ora sottratta al gioco, allo sport, alla creatività. Non serve demonizzare la tecnologia, ma insegnare a usarla con misura e consapevolezza. Più esperienze reali, meno digitale non supervisionato: è questa la vera sfida educativa di oggi”.

Analisi di 6800 studi

Per definire le nuove linee guida per l’uso dei dispositivi digitali, dopo le prime raccomandazioni che risalgono al 2018 e 2019 (niente dispositivi prima dei due anni, limitarli a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a meno di due ore dopo i 5 anni, sotto il controllo dell’adulto), la Sip ha condotto una revisione sistematica della letteratura internazionale, analizzando oltre 6.800 studi.

“L’esperienza della pandemia da COVID-19 ha aumentato in modo significativo l’esposizione dei minori agli schermi – spiega il Presidente Sip Rino Agostiniani – con un tempo medio giornaliero cresciuto di 4–6 ore, raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemici. Questo cambiamento ha reso ancora più necessario un aggiornamento delle precedenti raccomandazioni.”

Le nuove linee guida

Ecco i suggerimenti di medici ed esperti per un’educazione digitale che deve necessariamente vedere la collaborazione di famiglie, scuola e professionisti: supervisionare la navigazione in internet fino ai 13 anni per evitare l’accesso a contenuti inappropriati; nessun cellulare personale almeno fino ai 13 anni; ritardare il più possibile l’uso dei social media, anche se consentiti per legge; evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire; stimolare attività all’aperto, sport, lettura e gioco libero; mantenere supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d’età della popolazione.

Agostiniani ha spiegato l’importanza di seguire queste raccomandazioni: “L’età pediatrica è una fase di straordinaria vulnerabilità e crescita: il cervello continua a formarsi e a riorganizzarsi per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Una stimolazione digitale precoce e prolungata può alterare attenzione, apprendimento e regolazione emotiva. Posticipare l’accesso autonomo a Internet e l’età del primo smartphone almeno fino ai 13 anni è un investimento in salute, equilibrio e relazioni. Dobbiamo restituire ai bambini tempo per annoiarsi, per muoversi, per giocare e per dormire. La presenza e l’esempio degli adulti restano la prima forma di prevenzione digitale.”

“Lo svezzamento digitale passa dai genitori”

In un post su Linkedin, Antonio Palmieri, ex deputato e Cofondatore e presidente della Fondazione Pensiero Solido, a proposito del ruolo primario dei genitori nell’educazione al digitale ha avanzato sul Corriere della Sera la proposta di mandare a tutti i neogenitori che escono dall’ospedale una mail con i 9 consigli per avere un atteggiamento corretto verso la tecnologia sin dai primi giorni di vita dei propri figli: non scrollare il cellulare durante l’allattamento; mettere via il cellulare mentre si è con il proprio bambino; essere presente fisicamente per costruire il legame affettivo; guardarsi negli occhi; non usare il cellulare per calmare il bambino; mangiare guardandosi in faccia; sorvegliare il proprio uso digitale; giocare con giochi reali e manipolabili; esporre il meno possibili i bambini fino ai tre anni di età.

Luca Bernardelli, psicologo, consulente Intelligenza Artificiale CNOP e membro Commissione Dipendenze Digitali SIP, sottolinea l’importanza di una stretta collaborazione tra genitori, scuola, associazioni genitori, professioni sanitarie e istituzioni e dichiara che “serve una Legge – e una Vigilanza– in grado di arginare il problema lato Big Tech e che promuova una adeguata formazione agli adulti di riferimento” – per “liberare l’età evolutiva dalla trappola degli algoritmi manipolativi che erodono le enormi potenzialità della corporeità e della relazione”.

Foto (Ansa)