Un esperimento collettivo ha dimostrato che cresce l’engagement delle utenti donne che si danno un nome maschile, ma la piattaforma respinge l’accusa di discriminazioni di genere.
Nelle ultime settimane decine di utenti donne, avendo notato un calo drastico della propria visibilità, attribuito a recenti cambiamenti nell’algoritmo di LinkedIn, si sono finte uomini adottando un linguaggio “bro-coded”, orientato cioè all’azione, con parole come “guidare”, “accelerare”, “trasformare”. A spingerle a modificare i propri profili e testi su LinkedIn una serie di post virali che dichiaravano che così sarebbe aumentata la loro visibilità.
I casi di successo
Simone Bonnett, consulente di Oxford, ha corretto al maschile i propri testi su LinkedIn ottenendo +1600% di visualizzazioni del profilo e +1300% di impression, cifre che fanno pensare ad un cambiamento anomalo nei criteri di visibilità.
Anche l’esperta di comunicazione per aziende tecnologiche nel settore della salute mentale, Megan Cornish, ha modificato genere, profilo e vecchi post aggiornandoli, con l’aiuto di ChatGPT, con un linguaggio da businessman, e nel giro di una settimana ha totalizzato un +415% di reach. Il post in cui ha parlato di questo esperimento è poi diventato virale con oltre 5mila reazioni.
Cornish, però, vedendo che più usava un linguaggio “da uomo bianco tronfio” più il suo engagement aumentava, ha deciso di interrompere l’esperimento dopo una settimana.
“Pensavo di farlo per un mese intero. Ma ogni giorno che lo facevo, e le cose andavano sempre meglio, io mi arrabbiavo sempre di più.”
Il caso della donna di colore
La scrittrice Cass Cooper, specializzata in algoritmi e tecnologia, ha partecipato al test cambiando genere e anche razza – da nera a bianca -, registrando però un crollo della visibilità e dell’engagement.
Cooper ha sottolineato che è molto difficile comprendere i bias algoritmici e che questi risultati riflettono le dinamiche della società reale più che un problema di LinkedIn: “Non sono frustrata per la piattaforma. Sono più frustrata dalla mancanza di progressi nella società”.
LinkedIn sempre più social
C’è però anche chi, ormai da un po’, nota che LinkedIn si è andato trasformando, dalla pandemia in avanti, da una piattaforma professionale ad un social network ibrido in cui il confine tra business e vita privata è sempre più sfumato e in cui il “bro-coding” è impiegato in modo ricorrente.
Test informali di “bro-coding” condotti a inizio anno, con uomini e donne che pubblicavano gli stessi contenuti, hanno mostrato risultati nettamente migliori per gli uomini. LinkedIn, però, sostiene che i suoi sistemi di IA valutano i post in base al contenuto e al profilo professionale e assicura controlli regolari contro le disparità di genere. La piattaforma attribuisce eventuali cali di visibilità a un boom di contenuti, con commenti e video in forte aumento (+24%).
“Hai sempre pensato che LinkedIn fosse più gentile, più professionale, ma non è più così: sta iniziando a diventare il selvaggio West.” ha concluso Bonnett sull’aumento del “bro-coding”.












