Teen Vogue sotto Trump: censura politica e licenziamenti

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Un servizio del Guardian denuncia il ruolo della politica nella crisi dei periodici femminili e le conseguenze di una minore offerta di testate sui giovani.

Ai primi di novembre Condé Nast ha annunciato in un articolo su Vogue Business che Vogue Teen sarebbe stata incorporata nella testata principale Vogue con l’obiettivo di “offrire un’esperienza di lettura più unificata tra i titoli”. La casa editrice ha inoltre aggiunto rassicurazioni sul fatto che il mensile avrebbe “mantenuto la sua identità editoriale e missione” concentrandosi su “crescita professionale” e “leadership culturale”. La transizione segna la fine dell’identità autonoma della rivista, diventata celebre dopo il 2016 per la sua svolta politica, inaugurata dall’articolo virale “Donald Trump Is Gaslighting America”, che raccolse oltre 1,3 milioni di letture e, secondo l’allora direttrice Elaine Welteroth, fece sì che “in quel mese, vendessimo più copie della rivista di quante ne avessimo vendute in tutto l’anno”.

I licenziamenti

Con l’accorpamento delle due riviste la direttrice Versha Sharma ha lasciato il proprio incarico, ma anche altri sei dipendenti sono stati licenziati, tra cui la redattrice politica. Secondo il sindacato Condé Nast le persone che hanno perso il lavoro era “donne Bipoc (acronimo per Black, Indigenous, People of Colour) o Trans” e quando alcuni dipendenti hanno contestato questi tagli al capo delle risorse umane, la casa editrice ne ha licenziati altri quattro, provocando la reazione del sindacato. Inoltre la procuratrice generale di New York, Letitia James ha promesso “Condè Nast, ci vediamo in tribunale”, secondo quanto riportato dal Guardian.

Crisi del giornalismo femminista e progressista

La crisi del giornalismo online ha colpito duramente tutti i tipi di testate. Tra il 2008 e il 2024 è sparito il 74% dei posti di lavoro nelle redazioni, stando al Guardian, e Condé Nast con i suoi licenziamenti non ha fatto eccezione.

Il declino di Teen Vogue però si inserisce in una crisi più ampia che sta colpendo soprattutto il giornalismo progressista e femminista. Blog storicamente influenti come Feministing, The Hairpin e The Toast hanno chiuso i battenti prima del Covid e Jezebel è in forte declino; molte testate femminili o rivolte ai giovani (come Vice e Vox) – che avevano dato spazio alle minoranze al centro del bersaglio dell’amministrazione Trump – hanno ridotto la loro presenza o stanno subendo importanti tagli di personale.

Dopo le elezioni del 2016, in cui la maggior parte delle donne bianche votò per Trump anziché per Hillary Clinton, anche se aveva promesso che avrebbe rotto “il soffitto di cristallo più alto e più duro”,  le testate femministe persero visibilità e slancio. Contemporaneamente, cambiamenti negli algoritmi dei social network ridussero drasticamente il traffico online di queste testate, segnando di fatto un passo indietro nella copertura delle voci storicamente silenziate.

 “Le persone cambiano le loro politiche in base a quello che percepiscono come il ‘clima’ del momento”, ha detto Christina Bellantoni, direttrice del Media Center di Annenberg alla University of Southern California e amica di Sharma, ex direttrice di Teen Vogue. “Abbiamo ancora tre anni di questa amministrazione, che rende chiaro come le sue priorità non includano avere redazioni che rispecchino la diversità del mondo che raccontiamo.”

I magazine preferiscono evitare la politica

Con il secondo mandato di Trump, che ha ingaggiato uno scontro diretto con i media che ne criticano la politica, le testate sono ancora più in difficoltà.

“I magazine patinati in genere sono cauti con la copertura politica, perché dicono che gli inserzionisti non vogliono associarsi a quel contenuto”, ha spiegato Amy Odell, giornalista indipendente e autrice della newsletter di moda Back Row, che segue da vicino Vogue.

“Questo pesa molto sulle pubblicazioni femminili, che probabilmente ricevono quel tipo di feedback più di quelle rivolte agli uomini. Con le pubblicazioni femminili, è come se dicessero: ‘Fate solo tutorial sul lip liner e li venderemo agli inserzionisti beauty’.”

Alcune testate Condè Nast , come Wired, The New Yorker e Vanity Fair hanno continuato a coprire la politica, e in parte anche il femminile Glamour, ma alcuni neo licenziati hanno raccontato di aver sentito che i dirigenti ostacolassero la copertura politica di Teen Vogue “per evitare l’attenzione dell’amministrazione Trump e la pressione della destra’”, secondo quanto riportato da Alma Avalle al sito Hell Gate

Mentre l’ex redattrice politica di Teen Vogue, Allegra Kirkland ha riferito che prima del secondo mandato di Trump, Anna Wintour, responsabile globale dei contenuti di Condé e direttrice artistica, non volesse sentire neanche pronunciare la parola “politica” nella riunione di strategia annuale di Vogue.

Sbocciano testate femministe conservatrici

Parte degli ex redattori di riviste femministe progressiste, ormai chiuse, si sono spostate su piattaforme indipendenti come Substack.

Mentre ad occuparsi di politica, identità e donne ci pensano alcune testate di destra come il podcast Culture Apothecary, prodotto da Turning Point USA e condotto dall’influencer Maga Alex Clark, e la rivista Evie, che si presenta come un “Cosmo(politan) conservatore”, che mischiano contenuti leggeri su “bellezza, stile e benessere con messaggi antifemministi e la promozione di ruoli di genere tradizionali”.

I rischi del progressivo silenziamento dei media

Secondo Shara Crookston, docente di studi di genere all’Università di Toledo, la crescita di questa “womensfera” è “un contraccolpo ai progressi femministi”. A suo avviso, a subirne maggiormente le conseguenze saranno i giovani, che leggono riviste come Teen Vogue, che si trovano già esposti a politiche conservatrici sempre più restrittive, come i divieti sulle cure di affermazione di genere, sull’accesso alla pornografia online e sui viaggi per ottenere un aborto fuori dallo Stato, e che non hanno più a disposizione riviste.

“Mi preoccupa che le ragazze giovani abbiano meno opzioni di contenuti mediatici che le aiutino a esplorare aspetti diversi della loro vita, e penso che questo possa essere piuttosto dannoso”, ha continuato Crookton. “E se sei una ragazza adolescente che sa di non voler sposarsi né avere figli, e tutto quello che vede è: ‘Ecco perché è importante essere etero, sposarsi, avere figli’? Che opzioni avrà a disposizione?”.

Foto (YouTube)