Nell’allontanare i media tradizionali spesso critici e negativi nei confronti dell’innovazione e della sua gestione, la Silicon Valley sta promuovendo un nuovo modello di comunicazione diretta con il proprio pubblico che potrebbe modificare il futuro dei media.
In un momento in cui l’opinione pubblica mostra di avere un atteggiamento di diffidenza nei confronti delle Big Tech per la scarsa trasparenza, l’eccessiva influenza politica e la crescita rapidissima dello sviluppo e dell’impiego dell’IA che in tanti credono eliminerà molti posti di lavoro, le grandi aziende della Silicon Valley mostrano di aver trovato un modo per raccontarsi in modo positivo.
Alcune di esse, secondo quanto riportato dal Guardian, infatti mostrano di aver scelto di affidarsi a media “amici “in cui i propri dirigenti vengono presentati come delle star.
Media amici della Silicon Valley
E’ il caso della recente intervista rilasciata da Alex Karp, ceo di Palantir, alla giovane presentatrice Molly O’Shea, all’interno di Sourcery, un programma su YouTube presentato dalla piattaforma finanziaria digitale Brex.
Durante un tour informale negli uffici di Palantir, Karp enumera i successi dell’azienda fino a restituire alcuni ricordi personali, come la riesumazione del suo cane d’infanzia, ora sepolto nei pressi della sua nuova casa. Del fatto che sia emerso che da tempo Palantir gestisce i dati dell’Ice, la polizia anti immigrazione, collaborando alle indagini e alle operazioni di arresto sul territorio, non c’è alcun cenno.
Anche i capi di altre aziende, come Mark Zuckerberg, Elon Musk, Sam Altman, Satya Nadella, hanno partecipato a diverse lunghe interviste dai toni sempre leggeri e cordiali negli ultimi mesi, come quelle condotte da Lex Fridman, che da anni tiene un podcast frutto di una stretta collaborazione con la Silicon Valley.
Media creati dalla Silicon Valley
Alcune aziende, come Palantir e Andreessen Horowitz, hanno preferito invece lanciare dei propri progetti mediatici.
Dall’inizio dell’anno, Palantir pubblica The Republic testata digitale e cartacea con un approccio simile a quello di riviste accademiche o di analisi e pensiero strategico come Foreign Affairs
“Ci sono troppe persone che non dovrebbero avere una piattaforma e ce ne sono troppe che dovrebbero averla, ma non ce l’hanno,” afferma The Republic, che è finanziata dalla Palantir Foundation for Defense Policy and International Affairs, un’organizzazione no-profit di cui Karp è presidente, e su cui scrivono dirigenti senior dell’azienda.
Sulla testata ci sono saggi in cui si evidenziano gli aspetti positivi della collaborazione tra Silicon Valley e l’esercito o il sostegno che la diplomazia può ricevere dall’intelligenza artificiale o il valore strategico per la Nasa di ridurre le partnership internazionali alla luce della trumpiana “rinnovata determinazione americana a guidare, innovare e esistere, senza scuse come l’invidia del mondo”.
Ben prima, già nel 2023, Max Meyer, noto venture capitalist e imprenditore americano, aveva fondato la rivista Arena Magazine, che si distingue per il suo approccio ottimista e positivo nei confronti dell’innovazione e dei protagonisti del settore. Il motto della rivista, “The New Needs Friends” – preso dal film Ratatouille – riflette l’idea di sostenere e celebrare coloro che stanno portando il futuro nel presente, in contrasto con le riviste Wired e TechCrunch, considerate “sempre negative” nei confronti dell’innovazione.
Inoltre, lo scorso settembre, la società di venture capital Andreessen Horowitz ha annunciato il lancio del blog a16z su Substack. tra le firme di punta compare Katherine Boyle, il cui podcast, Giant Ideas, ha superato i 220.000 iscritti su YouTube, e ha recentemente ospitato il ceo di OpenAI, Sam Altman, di cui Andreessen Horowitz è un solido investitore.
“E se il futuro dei media non fosse controllato da algoritmi o istituzioni tradizionali, ma da voci indipendenti che costruiscono direttamente con i loro pubblici?” ha scritto la società nell’annuncio del lancio su Substack.
L’ambizione della nuova testata è quella di diventare un punto di riferimento nell’ecosistema mediatico, creando uno spazio per la creazione di contenuti che possano sfidare i media tradizionali e “vincere la battaglia narrativa online”.
Altri podcast influenti
Stanno crescendo rapidamente anche altri podcast pro-tecnologia, tra cui TBPN, lanciato a fine 2024, che attrae per il format ed il tono coinvolgente con diversi ospiti per puntata. Tra questi è apparso Mark Zuckerberg per presentare dei nuovi occhiali Meta, mentre il ceo di Microsoft, Satva Nadella, ha scelto di essere intervistato dal 24enne, Dwarkesh Patel nel suo omonimo podcast che ha superato gli 1,1 milioni di iscritti.
Il pioniere Musk
Elon Musk è stato tra i primi nel settore tecnologico ad adottare uno stile di comunicazione favorevole alla tecnologia attraverso apparizioni mirate: non nei media tradizionali, ma negli studi di conduttori “amichevoli” come Lex Fridman e Joe Rogan, che non si oppongono alle sue opinioni.
Il passo da qui alla creazione di Grokipedia, che genera falsità evidenti e risultati che si adattano alla visione del mondo di estrema destra del multimiliardario, o all’effetto eco che il chatbot di Musk, Grok, crea nel ribadirne le opinioni, lodandolo in modo eccessivo, è breve e pericoloso.
Nuova modalità di comunicazione
La crescita di queste nuove testate a favore dell’innovazione si colloca all’interno di un più ampio cambiamento nella comunicazione di personaggi pubblici, non solo artisti che sempre più spesso accettano di partecipare a podcast come Hot Ones per il lancio di un album o un film, ma anche politici, spesso ospiti, per esempio, di The Past Weekend di Theo Von, che ospitò Trump, durante la scorsa campagna presidenziale. Il governatore della California, invece, il democratico Gavin Newsom ha preferito creare il proprio podcast This is Gavin Newsom per instaurare con i propri elettori una comunicazione diretta, informale e più personale.
Foto (YouTube): Molly O’Shea e Alex Karp, ceo di Palantir nella puntata di Soucery.












