A2A, Mazzoncini: transizione energetica più veloce delle previsioni. Dobbiamo correre con lei

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C’è un’immagine che l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, usa per raccontare lo scenario che il gruppo si trova davanti: un treno ad alta velocità che arriva senza rallentare.
È la crescita dei data center, spinta dall’intelligenza artificiale, che sta cambiando il profilo energetico del Paese più rapidamente di qualunque previsione.

È da questa consapevolezza che nasce il nuovo Climate Transition Plan di A2A. Un piano costruito come si costruisce una storia collettiva: ascoltando tutte le persone del gruppo, poi testandolo con Moody’s e con gli investitori, cercando conferme, critiche, indicazioni. Perché è un piano che non vive su carta, vive nel mondo reale, dove ogni settimana lo scenario cambia.

I data center e la domanda elettrica che rischia di esplodere

Oggi c’è una cifra che colpisce più delle altre. Se tutti i progetti di data center che hanno chiesto l’allacciamento venissero realizzati, l’Italia avrebbe bisogno di altri 300 TWh di energia. Praticamente un’altra Italia da alimentare.

Nessuno pensa che accadrà davvero, ma il punto è un altro: capire quanto di quel futuro arriverà davvero. A2A immagina due scenari per il 2035 – uno da 2,3 e uno da 4,6 GW -, ma entrambi sono solo tentativi di leggere una realtà in movimento continuo.

Intanto, il gruppo mette sul tavolo 1,6 miliardi di investimenti per sviluppare circa 200 MW di data center propri. “Non sono questi numeri a spostare gli equilibri nazionali”, osserva Mazzoncini, “ma se la crescita dovesse accelerare, la domanda di energia termoelettrica inevitabilmente tornerà a salire”.

Transizione che cambia pelle

La transizione energetica, nella versione di A2A, non è un esercizio teorico. È un equilibrio tra ciò che il Paese può produrre e ciò che inevitabilmente servirà. È elettrificazione, certo, ma anche realismo: rinnovabili, storage, efficienza, termoelettrico moderno e flessibile, economia circolare.

La nuova centrale di Monfalcone è un esempio plastico di questo approccio. Lì un impianto a carbone con un’efficienza del 30% lascia spazio a una centrale nuova in classe H che arriva al 63%. Stessa energia primaria, il doppio dell’energia elettrica, metà della CO₂, meno costi. Un salto tecnologico che raccont⁶6a chiaramente come il termoelettrico non sia il passato, ma parte della soluzione.

Dove innovazione e sostenibilità si incontrano

Nel racconto di Mazzoncini c’è anche spazio per le idee nuove. A Milano A2A sta per avviare un pilot di recupero calore dal data center Avalon 3, uno dei più grandi del Paese: il calore di scarto diventerà energia pulita per il teleriscaldamento. Un simbolo perfetto dell’incontro tra digitale e sostenibile.

E poi c’è il carbon capture applicato ai termovalorizzatori, che oggi promette risultati più concreti rispetto alla cattura della CO₂ dalle centrali termoelettriche. E il biometano, che Mazzoncini considera una delle molecole verdi più importanti per il 2050: in Europa il potenziale arriva a 30 miliardi di metri cubi.

Scelte, non di dogmi

Alla fine, il nuovo Transition Plan di A2A è un documento che non pretende di avere risposte definitive. È costruito su un principio diverso: adattarsi, osservare, correggere rotta. Aggiornarlo ogni anno significa accettare che il futuro energetico non è ancora scritto. E che l’unico modo per affrontarlo è restare in movimento.

È un piano che parla di tecnologia, certo. Ma parla soprattutto di responsabilità. Di un Paese che deve prepararsi a consumare più energia di quella che immaginava.
E di un’azienda che sceglie di raccontare questa complessità con trasparenza, sapendo che la transizione non è una linea retta: è un viaggio.