Il New York Times ha avviato un’azione legale contro il Dipartimento della Difesa e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, in seguito all’introduzione di nuove regole che limitano fortemente il lavoro dei giornalisti assegnati al Pentagono.
Il quotidiano ha presentato una causa federale presso il tribunale distrettuale di Washington DC, sostenendo che le nuove disposizioni violano la libertà di stampa garantita dal Primo Emendamento.
Il portavoce del quotidiano, Charlie Stadtlander, ha dichiarato che la decisione dell’amministrazione Trump rappresenta “un tentativo di esercitare controllo sul reporting che il governo non gradisce”, aggiungendo che il giornale “intende difendersi con vigore contro la violazione di questi diritti”.
Le nuove regole
Lo scorso ottobre il Dipartimento della Difesa (ribattezzato il a settembre Dipartimento della Guerra), ha chiesto ai giornalisti di firmare un modulo di 21 pagine che imponeva il divieto di sollecitare informazioni non approvate da Hegseth, e più precisamente di “sollecitare dipendenti governativi a violare la legge fornendo informazioni governative riservate”, e riduzione della loro libertà di movimento all’interno del quartier generale del Pentagono.
Il NYT sostiene che la nuova policy abbia l’obiettivo di limitare ciò che i giornalisti possono pubblicare, arrivando a prevedere sanzioni per la diffusione di “qualsiasi informazione non approvata dai funzionari del dipartimento”, anche se raccolta fuori dal Pentagono e indipendentemente dal fatto che sia classificata o meno, definendo queste “misure incostituzionali” e atte a imbavagliare le testate indipendenti.
La reazione compatta dei media
Ad ottobre le principali agenzie di stampa (Associated Press, Reuters), testate (NYT, Washington Post, Washington Times, Guardian, Atlantic, ecc) e reti televisive statunitensi hanno respinto le nuove regole, restituendo i propri accrediti. Le cinque grandi reti tivù – Abc, Cbc, Cnn, Nbc, Fox News e persino la conservatrice NewsMax – hanno definito la policy “senza precedenti” affermando che “minaccia protezioni giornalistiche fondamentali”, assicurando che continueranno a coprire le notizie relative alle forze armate “sostenendo i principi di una stampa libera e indipendente”.
Hanno invece sottoscritto il nuovo regolamento One America News Network, il New York Post e Breitbart News.
La difesa del Pentagono
Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha respinto le accuse, affermando che la policy “non chiede loro di essere d’accordo, solo di riconoscere di aver capito qual è la nostra politica”.
Secondo Parnell, la reazione della stampa sarebbe stata eccessiva: “Questo ha portato i reporter ad avere un crollo totale e a piangersi addosso online. Sosteniamo la nostra politica perché è ciò che è meglio per le nostre truppe e per la sicurezza nazionale di questo paese.”
Il cambiamento nella sala stampa del Pentagono
Il cambiamento di rotta è apparso in modo evidente in un briefing con la stampa al Pentagono, all’inizio di questa settimana, popolato da esponenti dei media di destra e commentatori inclini a mostrare maggiore lealtà all’amministrazione Trump rispetto all’usuale corpo stampa dei media tradizionali.
Scontro continuo NYT-Trump
Il NYT nei mesi passati ha già avuto numerosi scontri con Trump, che l’ha definito in più occasioni “uno dei giornali peggiori e più degenerati nella storia del nostro Paese” e “portavoce del Partito Democratico di Sinistra Radicale”.
Le occasioni più recenti sono state a luglio quando il quotidiano si è schierato dalla parte del Wall Street Journal, non ammesso a seguire il presidente nel suo viaggio ufficiale in Scozia a seguito della copertura dei file sullo scandalo Epstein; mentre a settembre Trump ha fatto causa alla testata per 15 miliardi di dollari per presunta diffamazione e calunnia.
Foto (Ansa)


















