Donald Trump si prepara a firmare un ordine esecutivo che centralizza a Washington le regole sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è evitare che ogni singolo stato definisca norme diverse, con il rischio di creare un quadro regolatorio frammentato mentre gli Stati Uniti competono con la Cina sul terreno dell’innovazione tecnologica.
Nella bozza circolata nelle ultime settimane emerge l’idea di affidare al Dipartimento di Giustizia un ruolo molto attivo. L’amministrazione vorrebbe mettere in campo una task force incaricata di impugnare in tribunale le leggi statali considerate troppo restrittive. Si valuta anche l’uso di alcuni programmi federali legati all’innovazione e alle infrastrutture digitali come possibile leva nei rapporti con i governatori che hanno avviato iniziative autonome sull’AI.
La scelta ha però aperto un confronto interno al mondo repubblicano. Alcuni senatori e diversi governatori che rappresentano l’area più legata alla base conservatrice hanno espresso preoccupazione per il possibile ridimensionamento dei poteri locali. In passato un tentativo simile di limitare per dieci anni le normative statali era stato respinto al Senato, dopo un dibattito intenso che aveva coinvolto attorney general e associazioni impegnate nei temi della tutela dei minori.
In questa vicenda si intrecciano due sensibilità presenti nel campo conservatore. Da un lato c’è un orientamento favorevole a regole nazionali più uniformi, considerato utile per sostenere la crescita dell’ecosistema tecnologico. Dall’altro lato rimane forte l’attenzione della base Maga ai temi della protezione dei bambini, della libertà di espressione online e dei possibili effetti dell’AI sul lavoro. Se l’ordine esecutivo dovesse mantenere l’impianto più rigoroso, è probabile che il confronto con gli stati e il dibattito dentro il Partito repubblicano proseguano nei prossimi mesi.











