Meta accusata di Usa-centrismo mentre censura hotline sull’aborto e contenuti queer

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“È una delle più grandi ondate di censura che abbiamo visto.”

Negli ultimi mesi Meta ha rimosso o limitato decine di account di organizzazioni che si occupano di accesso all’aborto, salute riproduttiva e diritti LGBTQ+,che hanno portato alcuni attivisti a parlare di “una delle più grandi ondate di censura” degli ultimi anni.

Oltre 50 gruppi in Europa, Regno Unito, America Latina, Asia e Medio Oriente sono stati colpiti da ban su Facebook, Instagram e WhatsApp, inclusi hotline sull’aborto in paesi dove è legale, account queer o sex-positive.

Censura crescente

Repro Uncensored, che monitora la censura digitale, segnala 210 episodi di rimozioni o restrizioni nel 2025, contro gli 81 dell’anno precedente. Secondo la direttrice Martha Dimitratou, “questo è, a mia conoscenza, almeno uno dei più grandi flussi di censura che stiamo vedendo”, con un aumento “soprattutto da quando c’è la nuova presidenza USA”. Meta nega che ci sia stata una stretta su destinazioni specifiche e sostiene che “ogni organizzazione e individuo è soggetto alle stesse regole”. Tuttavia, diverse associazioni denunciano che il gruppo sta replicando su scala globale l’approccio che l’amministrazione Trump mostra verso la salute femminile ed i temi LGBTQ+, mostrando poca chiarezza e disponibilità al confronto.

Stando a quanto riportato dal Guardian, Meta avrebbe inviato una e-mail ad alcune organizzazioni invitandole ad un briefing chiuso specificando, però, che “non sarà un’opportunità per sollevare critiche alle pratiche di Meta”. Ed un’altra organizzazione ha riferito al quotidiano britannico di aver ricevuto in privato il suggerimento di “abbandonare del tutto la piattaforma”.

Casi di ban e di shadow banning

Tra i casi più gravi di censura Women Help Women, attiva da 11 anni su Facebook, è stata bannata in un primo momento senza ricevere alcuna indicazione del post incriminato. La direttrice Kinga Jelinska definisce l’accaduto potenzialmente “pericoloso per la vita”, dal momento che le donne potrebbero affidarsi a centri non qualificati. L’account è stato poi ripristinato da Meta, che lo ha attribuito a un errore.

In Colombia, la linea WhatsApp di Jacarandas, che assiste donne che vogliono ricorrere a un aborto legale, è stata bloccata e riattivata più volte da ottobre ad oggi, senza ricevere risposta alle richieste di una spiegazione.

Viene inoltre segnalato un incremento dei casi di shadow banning, che comporta una forte riduzione della visibilità dei contenuti di un certo canale, come segnalato da Sex Talk Arabic, piattaforma britannica che fornisce contenuti in arabo sulla salute sessuale. “Nonostante i profitti che fanno nella nostra regione, non investono abbastanza per capire le questioni sociali contro cui le donne lottano, e perché usiamo i social proprio per queste battaglie”, ha dichiarato la direttrice Fatma Ibrahim, che definisce Meta “condiscendente” e “USA-centrica”.

La risposta di Meta

Meta ha respinto le accuse: “Le nostre politiche sui contenuti relativi ai farmaci abortivi non sono cambiate: permettiamo post e pubblicità sui servizi sanitari, inclusi quelli sull’aborto, purché rispettino le regole.”