In gioco non ci sono solo 1300 posti, ma il mantenimento dell’assetto democratico del paese, scrive il Cdr della testata in una nota. Determinati a proseguire nella loro mobilitazione mediatica e sindacale
“La redazione di Repubblica, dopo la giornata di sciopero di venerdì, prosegue il proprio stato di agitazione”. Inizia così la nota con cui il Cdr della testata ha ribadito le sue posizioni sulla vicenda che la vede coinvolta con La Stampa e tutti gli asset del gruppo GEDI per la cessione da Exor ai greci del Gruppo Antenna.
Garanzie occupazionali
“Accogliamo positivamente l’incontro avvenuto sempre venerdì con il sottosegretario con delega all’Editoria Alberto Barachini, ma ora attendiamo risposte certe e celeri dall’attuale editore di Gedi: cioè l’inserimento delle piene garanzie occupazionali e di pluralismo, col rispetto della linea politico-editoriale, nella trattativa. Non a parole, ma nei fatti. Abbiamo letto dalle agenzie di stampa delle generiche fonti riconducibili al compratore di Gedi in cui si parla di prospettive di sviluppo dell’azienda, nel solco poi di una continuità storica con l’identità di Repubblica. Se davvero le cose stanno così, sia per chi vende che per chi compra non ci saranno difficoltà a tradurre tutto questo in clausole contrattuali”, hanno scritto ancora i rappresentati dei giornalisti.
In gioco l’assetto democratico del paese
Nella nota, ringraziata la Cgil “per lo spazio sui palchi dello sciopero generale che il sindacato ci ha messo a disposizione, dove abbiamo raccontato la natura di questa vertenza”; le testate che hanno “espresso solidarietà e vicinanza: Tg3, Corriere della Sera, La7, gruppo Sole 24 Ore, l’Espresso, Avvenire, Domani, Fatto Quotidiano, Fanpage, Secolo XIX, Scarp de’ Tenis; poi la Fnsi, le associazioni sindacali giornalistiche territoriali e l’Ordine dei giornalisti, oltre a tutte le forze politiche, realtà associative e istituzioni locali”. In gioco, hanno rilevato, non ci sono solo 1.300 posti di lavoro, “ma anche il mantenimento dell’assetto pluralista e quindi democratico del nostro Paese, ormai da troppi anni minacciato da più fattori, non ultimo la generale mancanza di visione industriale degli editori”.
Mobilitazione continua
In chiusura l’intenzione di proseguire nella mobilitazione “sul piano sindacale e anche mediatico”. “In questo siamo a fianco anche della Stampa, storico quotidiano che rappresenta un pezzo di storia di questo Paese, un altro bene comune da tutelare”, ha concluso il Cdr.


















