Confcommercio si rifà il look: quando un’aquila centenaria impara a volare nel digitale

Condividi

La storica Confederazione del terziario rilancia la propria identità puntando sulla comunità. E quell’aquila medievale diventa social

Settecentomila imprese, sei macro-settori economici, un’aquila che viene da Firenze medievale e la sfida di parlare a una società che comunica sempre più attraverso i linguaggi digitali. Benvenuti nel paradosso – risolto – di Confcommercio, la Confederazione che rappresenta il cuore pulsante del terziario italiano e che ha deciso di ripensare la propria identità dopo decenni di storia.

Il risultato è un restyling che va oltre il semplice aggiornamento estetico e diventa uno strumento di posizionamento strategico.

L’aquila che non voleva invecchiare

Partiamo dal simbolo: l’aquila di Calimala che da sempre campeggia nel logo non è un’invenzione grafica recente. È il segno dell’antica corporazione dei mercanti fiorentini, un riferimento storico che accompagna Confcommercio fin dalle origini. Eliminarla avrebbe significato recidere un legame identitario profondo; mantenerla invariata avrebbe reso il segno poco adatto ai linguaggi della comunicazione contemporanea.

La soluzione sviluppata da Inarea, di Antonio Romano, azienda leader nell’ Integrated Design con oltre quarant’anni di esperienza, è stata quella di recuperare i riferimenti araldici originari, semplificandone le linee e rendendo l’aquila più leggibile e versatile, in grado di funzionare tanto nei contesti istituzionali quanto negli ambienti digitali.

Da rappresentanza a comunità di imprese

Il passaggio più significativo non è però solo grafico. Al centro del progetto c’è un cambio di prospettiva: Confcommercio viene ripensata come Comunità di imprese, un sistema fondato su valori condivisi, partecipazione e senso di appartenenza.

In un contesto in cui il ruolo delle associazioni di categoria è spesso messo in discussione, il progetto di identità prende atto di una realtà associativa che Inarea descrive come vitale e partecipata, capace di tenere insieme interessi diversi all’interno di una visione comune.

Il nuovo visual system rende visibile questo concetto attraverso pattern grafici costruiti sulle parole chiave dei sei settori rappresentati – Commercio, Turismo, Servizi, Trasporti, Professioni e Cultura – che si intrecciano in una rete coerente e riconoscibile. Ogni elemento mantiene la propria specificità, ma trova senso all’interno di un insieme strutturato.

‘Confcom’: una sigla che avvicina

L’introduzione della forma abbreviata “Confcom” risponde alla stessa logica. Richiama la tradizione delle Ascom territoriali e semplifica il nome, rendendolo più immediato e adatto ai diversi contesti di comunicazione. Anche la scelta cromatica va in questa direzione: il classic blue viene mantenuto come colore istituzionale, ma aggiornato in tonalità più contemporanee.

L’identità come leva strategica

Il lavoro di rebranding racconta così una trasformazione più ampia. L’identità visiva non viene trattata come decorazione, ma come leva strategica capace di sostenere il ruolo di Confcommercio nel dialogo con le istituzioni, con le imprese associate e con i nuovi interlocutori del sistema economico.

La nuova aquila stilizzata non serve solo a modernizzare l’immagine, ma a rendere riconoscibile una Confederazione che rivendica continuità storica e, allo stesso tempo, la volontà di affrontare il futuro con strumenti adeguati ai linguaggi del presente.