L’urlo di protesta dei giovani iraniani contro il regime passa da TikTok e Instagram

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Il quotidiano in lingua inglese Ynetnews, che copre l’attualità di Medio Oriente e Israele, ha dedicato un servizio all’approssimarsi di una rivoluzione in Iran, affermando che i segnali che ne annunciano l’imminenza non vanno cercati nei dossier dell’intelligence, ma nei feed di TikTok e Instagram. È qui infatti che la Generazione Z iraniana – chi è nato cioè tra il 1997 e il 2012 – ha trasformato lo spazio social dell’evasione in una piattaforma di protesta aperta contro il regime degli ayatollah.

Dai meme all’urlo collettivo

Fino a poco tempo i ragazzi postavano clip sulla vita quotidiana, sul caro-vita o su tradizioni come il «taarof», che prevede di rifiutare per tre volte l’offerta di cibo, bevande, denaro, ecc, anche se si vorrebbe accettare. Nell’ultimo mese, però, la crisi strutturale di Teheran ha portato un cambiamento radicale sui social dove il tono predominante è ora quello della rabbia che accompagna video di denuncia dei blackout, dei razionamenti e di una crisi idrica senza precedenti, che diventano un atto di accusa diretto contro il potere.

La crisi dell’acqua come detonatore

Il simbolo del collasso è il lago Urmia, un tempo il più grande del Medio Oriente, oggi quasi prosciugato a causa non solo della crisi climatica, ma di opere sconsiderate di deviazione dei corsi di acqua volute dal regime. I video «prima e dopo» mostrano bacini trasformati in deserti di sale. Alla siccità si sommano incendi fuori controllo e una gestione statale giudicata fallimentare, che rafforza la percezione di un regime incapace di proteggere il Paese. L’Iran sta vivendo una crisi economica senza precedenti a causa del declino del valore della sua moneta, conseguenza delle tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti, nonché delle sanzioni ricevute dagli Stati Uniti e dall’UE.

Teheran che sprofonda

La crisi è anche fisica. L’eccessivo sfruttamento delle falde acquifere ha causato il cedimento del terreno sotto Teheran, con voragini e un abbassamento stimato di circa 30 centimetri l’anno. Il presidente Masoud Pezeshkian ha persino evocato l’ipotesi di evacuare la capitale, che ospita 15 milioni di abitanti, e trasferirla altrove.

Nostalgia per lo Shah e messaggio a Israele

Accanto alla protesta emerge la nostalgia per l’epoca dello shah. Sui social circolano confronti impietosi tra l’inglese «incerto» dei funzionari attuali e quello «impeccabile» del sovrano deposto, così come tra l’eleganza occidentale di allora e l’austerità odierna. Tornano simboli banditi come la bandiera del «Leone e Sole» e slogan quali «Reza Shah, che la tua anima riposi in pace».Sono anche numerosi i messaggi di ragazzi a volto scoperto rivolti direttamente a Gerusalemme: «Non c’è bisogno di attaccarci. Risparmiate i vostri missili. Questo regime distruggerà l’Iran da solo, senza il vostro aiuto».

L’attività social dei più giovani è termometro dell’esasperazione popolare, ma la vera preoccupazione – precisa l’articolo – riguarda la natura del regime iraniano, che è definito come “messianico”. “Pur sapendo che il prezzo sarebbe altissimo e pagato ancora una volta dai civili, il regime di Teheran ha dimostrato ripetutamente di essere disposto a sacrificare tutto, incluso il proprio popolo, sull’altare della propria sopravvivenza”.

Foto (ANSA): Teheran, dicembre 2025: dipinto murale del leader supremo iraniano ayatollah Ali Khamenei (in alto a sinistra) e del defunto leader supremo ayatollah Ruhollah Khomeini (in alto a destra).