Manovra, via libera definitivo alla Camera

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Approvata con 216 sì. Ecco cosa prevede per cinema ed editoria

Via libera definitivo da parte del Parlamento alla legge di Bilancio. L’approvazione in Camera per la manovra è arrivata con 216 sì. I voti contrari sono stati 126, gli astenuti 3.

Cartelli di protesta dal Pd

“Il Parlamento ha approvato la Legge di Bilancio 2026. È una manovra seria e responsabile, costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità”, il commento sui social della premier Giorgia Meloni. 

Al termine della votazione i deputati del Pd hanno alzato cartelli con la scritta ‘Disastro Meloni’. “E’ una manovra di promesse tradite”, aveva attaccato nelle dichiarazioni di voto la segretaria dem Elly Schlein. “Volevate abolire la Fornero e invece avete aumentato l’età pensionabile, avete aumentato le minime solo di un paio di caffè, avete abolito opzione donna e avete aumentato le accise. Non vi crede più nessuno”, la chiosa polemica.

Gli interventi su editoria e cinema

Nel testo della manovra 2026, che vale complessivamente 22 miliardi di euro, previsti anche interventi sul fronte dell’editoria e del cinema.
Saltata la stretta su radio e tv locali, la legge di bilancio incrementa di 60 milioni di euro nel 2026 il Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria, per le finalità di competenza della Presidenza del Consiglio. Vengono invece ridotte di 10 milioni nel 2026 le entrate derivanti dal canone destinate alla Rai.

Quanto agli interventi sul Fondo del Cinema, viene ridotta la dotazione (passa dai 700 milioni di euro annui a 610 milioni di euro per il 2026 e a 500 milioni dal 2027), ma il fondo acquisisce la possibilità di definire il quantum delle risorse da destinare ai vari sostegni, incluso il Tax credit.
Sempre per il cinema, e più in generale per lo spettacolo, arriva qualche risorsa in più per l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, volta, da una parte, ad innalzare da 30.000 a 35.000 euro il tetto massimo di reddito dichiarato al di sotto del quale è possibile avere accesso al beneficio e, dall’altra, ad istituire un regime derogatorio per i lavoratori del cinema e dell’audiovisivo, più favorevole in termini di numero minimo di giornate di contribuzione richieste.