Cortina 2026: il Natale del lusso e l’attesa silenziosa dei Giochi

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A fine dicembre 2025, a 38 giorni dall’apertura dei Giochi del 6 febbraio, Cortina d’Ampezzo vive il suo consueto Natale ad alta quota: suite da ottomila euro a notte, ostriche servite in quota, champagne da collezione negli chalet-discoteca. Il rito mondano è intatto, rodato, perfettamente riconoscibile.

Ciò che colpisce, però, è altro: l’assenza di un clima percepibile da grande evento imminente. Negozi, ristoranti e vie del centro sembrano attraversare le festività come se le Olimpiadi fossero ancora lontane, più oggetto di conversazioni critiche a tavola che di una narrazione condivisa nello spazio urbano.

In via Roma compaiono alcune bandiere, poche installazioni, segnali discreti. La città appare informata, ma non coinvolta. Nei commenti raccolti tra pranzi, tè e cene emergono ritardi, cantieri ancora aperti, strutture ricettive non del tutto operative. Tutto detto sottovoce, con il tono tipico di chi osserva e attende.

Esercizi prudenti, lusso invariato

Locali e hotel continuano a inseguire la loro clientela storica, con liste d’attesa per Capodanno e rituali mondani immutati. Tra gli operatori prevale uno scetticismo garbato sulla capacità dei Giochi di cambiare davvero le dinamiche del periodo olimpico. Più che una critica, una cautela quasi scaramantica.

Nessuna decorazione a tema olimpico, menu dedicati o promozioni legate ai Giochi. Le Tofane Chalet propone le consuete aragoste vive, l’Hotel de la Poste e il Mirage restano fedeli ai loro classici. I rifugi delle Tofane chiudono per motivi di sicurezza, fatta eccezione per El Camineto, mentre alcuni esercenti segnalano rimborsi considerati poco adeguati.

La città, per ora, resta neutra

Le infrastrutture urbane non raccontano ancora l’evento: arredi ordinari, piste aperte (Tofana esclusa fino a gennaio), nessuna segnaletica di gara, totem informativi o installazioni iconiche. La fiamma olimpica è attesa, il media center è in costruzione, ma la loro presenza è ancora impercettibile.

Il turismo cresce – con un +20% trainato da Gen Z e visitatori statunitensi – ma il richiamo resta quello tradizionale: neve garantita, anche artificiale, e lusso. Non ancora l’eco di un evento globale.

La sfida del coinvolgimento

Una nota positiva emerge dalla forte adesione dei residenti e dei proprietari di casa che si sono candidati come volontari. Il senso civico non manca. Più complesso, invece, trasformare l’Olimpiade nel vero perno emotivo del Natale cortinese.

Giovanni Malagò, cortinese d’adozione e presidente della Fondazione, resta una figura riconosciuta e stimata, ma la sua idea di “Olimpiade dei territori” fatica ancora a tradursi in entusiasmo diffuso. Il marketing, volutamente misurato, non ha – almeno finora – acceso un hype collettivo capace di fondere il lusso festivo con l’attesa olimpica.

Cortina, regina dei Giochi del 1956, avrebbe forse meritato un Natale 2026 più compatto, più simbolico, più dichiaratamente olimpico. Resta da capire se l’apertura saprà colmare questo scarto e trasformare l’attesa silenziosa in partecipazione piena.