Radio Radicale preoccupata: niente fondi nella Legge di Bilancio

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Per la prima volta in trent’anni, la Legge di Bilancio non prevede i fondi destinati a Radio Radicale, circa 10 milioni annui per la trasmissione delle sedute parlamentari e la digitalizzazione dell’archivio. Nonostante le rassicurazioni ricevute a dicembre dal segretario ed editore Maurizio Turco e dal sottosegretario all’Editoria Barachini, la radio non è stata inserita né nella manovra né nel decreto Milleproroghe, facendo crescere la preoccupazione interna.

E’ quanto riporta Professione Reporter.

La convenzione con lo Stato, attiva dal 1994 e più volte rinnovata tra tensioni e incertezze, aveva già vissuto una crisi nel 2019. Oggi la redazione conta 18 giornalisti, dieci in meno rispetto a sei anni fa. Il bilancio 2024 è in attivo grazie al conferimento degli immobili, ma le entrate dipendono quasi interamente dai fondi pubblici.

Durante l’estate erano circolate voci di una possibile vendita dell’emittente, smentite da Turco. La storia della convenzione è segnata da continui rinvii e da un quadro normativo mai pienamente attuato: già nel 1997 e poi nel 1998 il Parlamento aveva prorogato l’accordo, riconoscendo che i costi di una rete alternativa sarebbero stati maggiori. Oggi, senza finanziamento, il futuro della storica emittente appare nuovamente incerto.

Fnsi: Governo e Parlamento non spengano Radio Radicale

“Dopo 30 anni, la convenzione fra Radio Radicale e lo Stato italiano è a rischio per mancanza di finanziamenti. La redazione si è accorta che la testata non viene nominata in nessun provvedimento di legge. Ci auguriamo che il governo e il Parlamento non vogliano spegnere una delle voci più autorevoli nel mondo dell’informazione politica e l’unica, ancora oggi, a trasmettere in diretta le sedute delle Camere e i più importanti avvenimenti politici. Un’opera insostituibile al servizio dei cittadini, che possono formarsi un’idea direttamente, e della democrazia stessa”. Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.