Media Maga e Venezuela: l’interventismo che non ti aspetti

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Una volta contrari alle “guerre infinite” e sostenitori del “Put America First”, i commentatori trumpiani oggi applaudono, in tanti, una nuova guerra.

Per anni Trump ha posto il ritiro degli Stati Uniti dai conflitti esteri e il rifiuto dell’interventismo al centro della sua politica internazionale e il 6 novembre 2024, vinte le elezioni, aveva infatti dichiarato: “Non inizierò una guerra. Metterò fine alle guerre”.

L’invasione del Venezuela e il rapimento notturno del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie da parte delle forze statunitensi hanno però messo in discussione quella promessa. Nonostante ciò, dai media legati al mondo Maga, però, anziché una rivolta, è arrivato, un sostegno quasi compatto, secondo un’analisi del Guardian.

“Il partito si schiererà con lui”

“In generale, il partito si schiererà con lui su questo e i media conservatori faranno lo stesso», ha spiegato Joe Walsh, ex deputato repubblicano e conduttore radiofonico, oggi critico di Trump. E così è stato dal momento che gran parte delle principali voci conservatrici ha difeso l’operazione, minimizzandone la portata o interpretandola come una necessaria dimostrazione di forza americana.

Tra i più entusiasti c’è Mark Levin, storico difensore mediatico di Trump, che ha celebrato l’intervento e ha definito «puro male» i critici, tra cui Bernie Sanders e il sindaco di New York Zohran Mamdani, accusandoli di «difendere regimi totalitari contro la sicurezza e gli interessi della nostra stessa nazione». Levin, insieme a Sean Hannity, conduttore di Fox News, ha anche promosso la cosiddetta Dottrina Donroe, secondo cui l’America di Trump eserciterebbe un dominio naturale sull’emisfero occidentale. “L’America e il mondo sono luoghi più sicuri e più liberi. E questa amministrazione non si scusa, né dovrebbe farlo” ha dichiarato Hannity.

La commentatrice di Fox News, Laura Ingraham ha definito la cattura di Maduro «quintessenzialmente Maga», mentre Jesse Watters, nel programma di commento politico The Five, ha usato una metafora chirurgica: «Donald Trump è come il mio chirurgo: è elegante, è preciso, ed è entrato lì con un’estrazione perfetta. Questo non è un cambio di regime. È solo un tentativo di cambiare il comportamento del regime».

Shapiro contro l’”isolazionismo”

Ben Shapiro, commentatore conservatore, ha preso di mira quella che ha chiamato la «cosiddetta destra isolazionista», riferendosi soprattutto all’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson. Secondo Shapiro, Maduro è stato rimosso da “un presidente repubblicano conservatore, un presidente coraggioso, che prende decisioni per preservare la sicurezza nazionale dell’America e i suoi interessi esteri”.

Eppure, proprio Carlson — per anni critico del “regime change” — ha mostrato un cauto ottimismo e di fronte all’appoggio di Trump all’ex vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, ha dichiarato: “Sono grato per la saggezza di non aver fatto fuori l’intero governo. Non perché io sostenga quel governo, ma perché abbiamo modelli chiari in Iraq, Libia e in gran parte della Siria: può essere molto difficile rimettere insieme quei Paesi”. Ha inoltre precisato che mantenere una struttura di governo, purché filoamericana, “sembra un approccio molto più saggio”. «Questo mi tranquillizza un po’», ha concluso.

Le voci critiche

C’è anche chi ha espresso pareri dissonanti. Megyn Kelly, ex conduttrice di Fox News, ha ironizzato sulla copertura della sua ex rete: “Sembrava di guardare propaganda russa. Non c’era alcuno scetticismo. Era tutto tifo da stadio”. Pur ribadendo la fiducia in Trump, ha sostenuto che l’operazione riguardasse «chiaramente il dominio globale sul petrolio» e non «questa stronzata sull’applicazione della legge».

Kat Timpf, commentatrice indipendente e ospite fissa del programma notturno salirico Gutfeld!, condotto da Greg Gutfeld, ha messo in evidenza l’incoerenza retorica: “Fammi capire: andiamo in un Paese, catturiamo il loro leader, lo bombardiamo e poi diciamo: “Ora gestiamo noi questo Paese”. E questa non è guerra?”. E ha aggiunto: “Non ha alcun senso… Spero di sbagliarmi. Spero che questo sia improvvisamente l’unico cambio di regime che funzioni bene per noi”.

Ancor più duro il commento di Candace Owens, voce rilevante del movimento Maga, che ha definito l’operazione «un colpo di Stato ostile guidato dalla CIA su richiesta di psicopatici globalisti».

Mondo Murdoch diviso: Post contro Journal

Anche nel colosso mediatico di proprietà Murdoch sono emerese posizioni contratstanti. Il New York Post ha esaltato il raid come “straordinariamente riuscito”, lodando la “determinazione del presidente Donald Trump”, mentre l Wall Street Journal ha criticato l’enfasi sul petrolio venezuelano, che “manda il messaggio che lo scopo degli Usa è in gran parte mercenario”, e mettendo in dubbio la sostenibilità di un “Maduro 2.0”.

Quanto costa il dissenso

Joe Walsh, il cui programma radiofonico (“The Joe Walsh Show”) fu cancellato nel 2019, dopo aver criticato Trump, ha dichiarato: “Per stare nei media di destra, o sali sul treno oppure no”. E ha aggiunto: “Se il 100% del pubblico fosse contro quello che Trump ha fatto in Venezuela, vedresti queste persone cambiare posizione. Ma questo non accadrà”.

Foto (Ansa): Trump con Mark Levin