Trump stufo della cooperazione internazionale: Usa fuori da 66 organizzazioni

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Gli Stati Uniti hanno annunciato un ritiro massiccio da decine di organizzazioni internazionali, segnando un allontanamento netto dalla cooperazione globale tradizionale. Mercoledì 7 gennaio, Trump ha firmato un decreto esecutivo che ordina l’abbandono di 66 enti, quasi la metà dei quali legati alle Nazioni Unite, tra cui agenzie sul clima, salute, diritti umani e uguaglianza di genere, che il presidente etichetta come legate alla diversità e alla cultura “woke”.

La Casa Bianca ha spiegato che queste istituzioni «non servono più gli interessi americani», mentre il dipartimento di Stato ha definito alcune agenzie «ridondanti, mal gestite, inutili, costose, inefficaci, strumentalizzate da attori che perseguono obiettivi contrari ai nostri, o una minaccia alla sovranità, alle libertà e alla prosperità generale della nostra nazione».

Un passo oltre l’Accordo di Parigi

Tra le organizzazioni abbandonate c’è la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il trattato del 1992 (sottoscritto da 198 Paesi) che ha gettato le basi della cooperazione internazionale sul clima. Secondo Jean Su, avvocata del Center for Biological Diversity la decisione è «radicalmente diversa» rispetto all’uscita dall’Accordo di Parigi, firmato durante il primo mandato di Trump e potrebbe persino essere illegale, dal momemto che richiede un voto di due terzi del Senato.

Rob Jackson, climatologo dell’università di Stanford e presidente del Global Carbon Project, sottolinea inoltre che l’uscita statunitense «dà ad altre nazioni un pretesto per ritardare le proprie azioni e impegni» con il rischio di rallentare gli sforzi globali per ridurre le emissioni. Rachel Cleetus, dell’Union of Concerned Scientists, definisce la mossa “un nuovo segnale che questa amministrazione autoritaria e antiscientifica è determinata a sacrificare il benessere della popolazione e a destabilizzare la cooperazione internazionale”. Mentre Gina McCarthy, ex consigliera della Casa Bianca per il clima, conclude che la decisione è «miope, imbarazzante e sciocca», un gesto che «getta via decenni di leadership americana sul cambiamento climatico».

Diritti e salute sotto attacco

Gli Stati Uniti lasceranno anche il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, specializzato in salute materna e infantile, che era già stato privato dei finanziamenti durante il primo mandato di Trump, e ONU-Femmes. Marco Rubio, segretario di Stato, ha accusato le organizzazioni di promuovere «un’ideologia progressista», citando le campagne per l’uguaglianza di genere e «l’ortodossia climatica».

Negli ultimi mesi, Washington aveva già sospeso o ridotto il sostegno a enti come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi UNRWA, il Consiglio dei diritti umani dell’ONU e l’UNESCO con l’obiettivo di selezionare i finanziamenti, supportando solo le agenzie considerate coerenti con l’agenda americana. Daniel Forti, analista dell’International Crisis Group, definisce l’approccio come “a modo mio o niente” inserendolo in una visione di cooperazione internazionale «determinata da Washington».

Tra le altre organizzazioni abbandonate ci sono il Carbon Free Energy Compact, l’Università delle Nazioni Unite, l’International Cotton Advisory Committee, il Partnership for Atlantic Cooperation e il Global Counterterrorism Forum. Il dipartimento di Stato ha fatto sapere che sono in corso ulteriori revisioni, confermando – come sottolineano gli esperti – il radicalizzarsi di una politica estera caratterizzata da isolamento selettivo, interventi militari e una forte enfasi sulla sovranità nazionale, che compromettono ulteriormente decenni di leadership americana.

Foto (Ansa): Donald TRump alla sede dell’Onu, New York, 23 settembre 2025