Ieri, 14 gennaio, c’è stata l’inaugurazione della mostra fotografica dedicata ai 50 anni di Repubblica nel padiglione 9b del Mattatoio, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui si è aggiunto oggi il messaggio inviato da Papa Leone XIV. All’evento di ieri è arrivato anche John Elkann che non ha utilizzato l’ingresso principale per evitare la contestazione dei giornalisti del quotidiano che, come noto, è stato messo in vendita insieme alle altre controllate editoriali Gedi
Questo il comunicato del CDR di Repubblica sull’episodio:
La presenza di John Elkann ieri all’inaugurazione della mostra sui 50 anni di Repubblica è un vergognoso schiaffo al giornale e alle sue lavoratrici e lavoratori. Un epilogo incredibile: colui che ha comprato il gruppo Espresso sei anni fa, e che lo ha fatto a pezzi anno dopo anno, concludendo l’opera con l’annunciata vendita di “Repubblica” e della “Stampa”, colui che si è detto nauseato del mondo dell’editoria, ha avuto il cattivo gusto di presenziare con tutti gli onori all’evento che ripercorre la storia gloriosa di cui siamo orgogliosi.
Tra gli invitati alla presentazione della mostra non c’erano le lavoratrici e i lavoratori di Repubblica: molti di noi però erano fuori dai cancelli, circondati dagli agenti, a manifestare il nostro sdegno per questa situazione surreale e offensiva.
Come ormai è noto, è in corso una vertenza che riguarda il futuro di 1.300 persone: dopo aver appreso da altri organi di stampa che la trattativa era in chiusura abbiamo chiesto di inserire nell’accordo finale garanzie occupazionali, di pluralismo democratico e la necessaria trasparenza nel condurre la vendita, dopo mesi di silenzi, omissioni, menzogne. Non abbiamo avuto ad oggi alcuna risposta concreta, se non altra vaghezza.
Ormai mesi fa abbiamo chiesto a John Elkann un incontro come rappresentanze sindacali del gruppo Gedi. Ci è stato rifiutato, senza nemmeno una risposta formale. Non c’è stata mai l’occasione, per anni, di avere una interlocuzione diretta con lui. La mostra di ieri però racconta una cosa semplice: il valore del lavoro. L’impegno, la dedizione, la passione di tutti quelli che, senza avere ereditato ricchezze spropositate, hanno giorno dopo giorno realizzato un prodotto collettivo che ha fatto un pezzo di storia del Paese.
Il lavoro è un valore costituzionale, un diritto, che siamo impegnati a difendere. Continueremo a farlo, in prima persona e senza timori reverenziali. Questa è la storia di Repubblica, i valori con i quali siamo cresciuti professionalmente e anche umanamente.
Ringraziamo per il sostegno il sindacato dei giornalisti Fnsi, l’associazione regionale Stampa romana, l’Ordine nazionale dei giornalisti e i vertici dei partiti politici del centrosinistra che hanno espresso solidarietà alla redazione e alla nostra lotta. In ballo in questa vertenza non ci sono solo i sacrosanti posti di lavoro, ma anche il pluralismo necessario nel sistema dell’informazione italiana. In questi anni ci siamo battuti in numerose occasioni per difendere l’indipendenza del giornale, il rispetto dei valori fondativi di Eugenio Scalfari, quelli di un giornale «un po’ diverso dagli altri: un giornale di informazione, il quale anziché ostentare un’illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente di aver fatto una scelta di campo. E fatto da uomini e donne che appartengono al vasto arco della sinistra italiana».
Tutto questo non è in vendita. Disconoscere la propria storia non fa per noi. Lo ribadiamo a Elkann, lo promettiamo alle lettrici e ai lettori. Resta aperta la domanda delle domande, posta ai vertici di Gedi più volte e come da tradizione senza una risposta: caro Elkann, perché nel 2020 ha acquistato questo giornale e questo gruppo editoriale per poi smembrarlo? Perché non ha presentato un piano strategico o d’investimenti in cinque anni, salvo i piani per ridurre i costi e il presidio delle attività industriali in Italia, che pure sta smantellando? Forse un domani gli storici sapranno darci una risposta e sapremo la verità, magari leggendola in una qualche mostra. Di certo la festa di Repubblica non è il posto per Elkann.
M5s: Elkann penoso evita i giornalisti di Repubblica, venga in Aula
“Ieri John Elkann ha scelto l’ingresso di servizio del Mattatoio di Roma per partecipare alla mostra sui 50 anni di Repubblica. Una scena penosa evitare i giornalisti di quello che è ancora il suo giornale, in protesta contro una vendita che mette a rischio posti di lavoro e l’indipendenza editoriale di uno dei principali quotidiani italiani”. Lo affermano, in una nota congiunta, Antonio Caso e Chiara Appendino, deputati del Movimento Cinque Stelle.
“Un gesto meschino e rivelatore – proseguono -. Nemmeno un briciolo di vergogna nel farsi vedere dagli ospiti celebri, protetto e defilato, mentre fuori lavoratrici e lavoratori difendevano dignità, futuro e libertà dell’informazione. È questa l’idea di responsabilità di chi eredita potere e influenza senza mai assumersene il peso? A chi ieri protestava va la nostra solidarietà e il nostro impegno. Il Parlamento li accoglierà: abbiamo chiesto che siano auditi in Commissione Cultura, dove è in corso un’indagine su questo caso. E abbiamo chiesto, e pretendiamo, anche la presenza di John Elkann. Cosa farà? Proverà ancora una volta a sottrarsi, come ha tentato di fare in Commissione Attività Produttive sul caso Stellantis? O verrà finalmente a spiegare le ragioni e le prospettive di quello che è ancora uno dei principali gruppi editoriali italiani? In Parlamento potrà scegliere da dove entrare, non sarà costretto a farlo dall’ingresso di servizio. Ma non potrà nascondersi”. (ANSA).

















