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X nel mirino degli eurodeputati: sito porno deepfake. E chiedono social made in Europe

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Una cinquantina di deputati accusano X di aver perso il suo equilibrio a favore di contenuti sessualmente espliciti e anche pedopornografici. E intanto la Commissione valuta come colpire i deepfake nell’AI Act

Continua a essere alta l’attenzione da parte delle istituzioni su X e Grok, nel mirino per lo scandalo dei deepfake creati dal chatbot di IA.
Un gruppo di 54 europarlamentari di diversi schieramenti (Ppe, S&D, Renew, Verdi e Sinistra) hanno scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere di “sostenere le alternative europee alle piattaforme di social media dominanti”.

X “simile a un sito porno di deepfake”

Visti i cambiamenti dell’algoritmo apportati da Elon Musk dopo l’acquisizione del social, “X non è più uno strumento aperto ed equilibrato per la comunicazione politica o il giornalismo”, ma “assomiglia a un sito web di pornografia deepfake e a un sistema di trasmissione unidirezionale per lo stesso Musk”, hanno attaccato gli eurodeputati, incoraggiando Commissione e governi a non comunicare attraverso la piattaforma.

Infine l’invito a “indagare e far rispettare con fermezza le nostre leggi, comprese le eventuali leggi penali violate. La creazione di immagini di abusi sui minori è un reato”.

L’Ue valuta l’uso dei divieti dell’AI Act

Le prese di posizione arrivano anche dalla vicepresidenza dell’Ue. Henna Virkkunen ha evocato la possibilità di considerare la creazione di deepfake sessuali come una pratica vietata nel quadro della legge sull’intelligenza artificiale.
“Il divieto di pratiche dannose nell’ambito dell’IA potrebbe essere rilevante per affrontare il problema dei deepfake sessuali non consensuali e del materiale pedopornografico. Dipende dal tipo di danno che causano” ha spiegato la vice presidente che nella Commissione Von Der Leyen è preposta alla sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia.

Virkkunen ha poi ricordato che la Commissione ha inviato una richiesta di informazioni a X in merito a Grok nel quadro dell’indagine avviata sulla piattaforma ai sensi della legge sui servizi digitali (Dsa). “Abbiamo ordinato alla piattaforma di conservare tutti i documenti e i dati interni ad essa relativi fino alla fine dell’anno. Stiamo ora esaminando in quale misura X possa in ogni caso violare il Dsa e non esiteremo a intraprendere ulteriori azioni se le prove lo suggeriranno”, ha concluso.