In vista della cessione della testata, il Cdr avanza la proposta di una nuova struttura di governance rivolta ai lettori, a Exor e ai futuri azionisti dell’editrice. Con una serie di paletti per La Repubblica “nei prossimi 50 anni”
Costituire una associazione culturale-fondazione con diritti e poteri di rappresentanza per garantire una governance più indipendente e libera da condizionamenti. E’ l’obiettivo annunciato dal comitato di redazione di La Repubblica in un comunicato pubblicato sulle pagine del quotidiano.

Trattative senza certezza
“Passano le settimane ma la trattativa tra Exor e l’armatore greco Kyriakou continua a non fornire certezze a lavoratrici e lavoratori del gruppo Gedi su tutele occupazionali, rispetto del perimetro aziendale e linea politico-editoriale, chieste a suo tempo e con fermezza dall’assemblea dei giornalisti”, scrivono i giornalisti, con anche il dubbio che le richieste non “siano state effettivamente poste sul tavolo”.
“Ma il Comitato di redazione di Repubblica non intende subire inerme questa situazione. Lo smantellamento del nostro giornalismo, un modello di successo per gran parte degli ultimi 50 anni, non avverrà in nostro nome né con il nostro consenso. Per questo il Cdr avvia oggi il percorso per costituire una associazione culturale-fondazione – come già previsto da un accordo sindacale interno del dicembre 2021, finora disatteso – e per chiedere che le siano conferiti diritti e poteri di rappresentanza al fine di garantire, nel prossimo futuro, una governance più indipendente e libera da condizionamenti”.
“Processo ambizioso”
“Si tratta di un processo ambizioso e da realizzare passo dopo passo, che intendiamo costruire nel confronto dialettico tra la redazione e gli altri stakeholder: i nostri lettori, la comunità giornalistica e ovviamente Exor, azionista unico del gruppo Gedi che consideriamo il nostro principale interlocutore in questo percorso. Ma lo stesso sarà con ogni eventuale futuro azionista del gruppo – si legge ancora -. “Il coinvolgimento dei giornalisti nella governance di un editore è una pratica inedita in Italia, ma è piuttosto diffusa tra importanti testate internazionali”, aggiungono citando come modelli internazionali di riferimento Le Monde, The Guardian, ma anche The Economist e Reuters. Relatà che, si rileva, “hanno saputo modernizzarsi e innovare (…) preservando rigore giornalistico, autonomia e la reputazione tra i lettori”.
Quattro proposte per la “Repubblica del futuro”
Il cdr elenca quindi “una serie di proposte per costruire la Repubblica del futuro”:
1) Suddividere il capitale sociale di Gedi tra azioni A (riservate a investitori privati), dotate di tutti i diritti economici, e le azioni B (riservate all’associazione culturale-fondazione), sostanzialmente prive di diritti economici ma dotate di rappresentanza nel cda di Gedi e di altri diritti di governance.
2) Offrire un potere di veto alla associazione culturale-fondazione (gli azionisti B) sulla nomina del direttore, che sarebbe proposto dagli azionisti A ma la cui nomina diventerebbe effettiva solo se almeno il 60% degli azionisti B la approva.
3) Coinvolgere la fondazione su alcune scelte strategiche, ad esempio le decisioni che riguardino l’occupazione e il perimetro aziendale (acquisizioni, cessioni, fusioni, operazioni straordinarie).
4) In caso di trattativa per la vendita del gruppo Gedi, opzione per gli azionisti B di trovare entro 6/12 mesi un altro investitore, a patto sia disposto a offrire almeno lo stesso prezzo”.
“Invitiamo tutta la nostra comunità e l’editore Exor – conclude il cdr – a confrontarsi con noi per integrare questi paletti nella governance di Repubblica, offrendoci il massimo sostegno per uscire da questo passaggio delicato non solo con un nuovo editore, ma con un nuovo statuto interno, più ambizioso e più resiliente”.

















