Il lavoro resta centrale per i giovani italiani, ma continua a essere segnato da precarietà e bassi redditi. È quanto emerge dal focus ‘Giovani e lavoro’ dell’Osservatorio GenerationShip 2025 di Changes Unipol, che analizza la fascia 23-35 anni.
L’occupazione è cresciuta tra il 2023 e il 2025, senza però un aumento proporzionale di produttività e salari. Il 34% dei giovani dipendenti ha un contratto non standard e il 44% guadagna meno di 1.500 euro netti al mese. Un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente.
I canali di ricerca: domina il digitale
È nella ricerca del lavoro che emerge il cambiamento più evidente. Il 52% dei giovani consulta annunci online, il 33% utilizza i social network e il 21% le app dedicate. Crescono anche il passaparola (32%) e il ruolo delle agenzie e dei recruiter (24%). Nel complesso, l’online diventa il canale principale (73%), mentre l’offline arretra (70%).
Disuguaglianze di genere ancora forti
La precarietà colpisce soprattutto le donne. Oltre il 40% delle giovani lavoratrici ha contratti atipici e il 56% percepisce meno di 1.500 euro netti mensili, contro il 35% degli uomini. Un terzo non riesce a mantenersi senza supporti esterni. Le donne lavorano più spesso nelle piccole imprese, dove tutele e possibilità di crescita sono limitate.
Cercare lavoro come condizione permanente
Il 46% dei giovani occupati sta cercando un nuovo impiego, contro il 36% degli adulti. Nonostante una minore anzianità lavorativa, il 61% ha già cambiato almeno una volta lavoro. La disponibilità a trasferirsi all’estero è in calo (dal 58% del 2023 al 41% del 2025), segno che il problema non è la mancanza di lavoro, ma la qualità delle opportunità offerte.
Aspettative e fiducia
Il 49% dei giovani si dice fiducioso di trovare un lavoro in linea con le proprie aspettative, ma con forti differenze di genere: la fiducia riguarda il 59% degli uomini e solo il 38% delle donne. Le basse retribuzioni restano il problema principale per il 60% del campione.
Cosa cercano davvero i giovani
Le priorità lavorative sono cambiate. Al centro non c’è più la carriera, ma il benessere complessivo: equilibrio tra vita e lavoro, salute e qualità della vita sono considerati fondamentali da oltre l’80% dei giovani. Seguono autorealizzazione e crescita personale, mentre ambizione e competizione perdono centralità. La retribuzione netta considerata adeguata si colloca intorno ai 2.000 euro al mese. Per l’equilibrio vita-lavoro, più che lo smart working contano orari flessibili, weekend liberi e limiti al lavoro fuori orario. Il 34% dei giovani è disposto a rinunciare alla carriera e il 27% a uno stipendio elevato pur di migliorare la qualità della vita.












