Il ranking di Deloitte registra numeri in crescita per i conti delle 20 squadre più ricche nel pallone, sempre più impegnate a valorizzare asset commerciali e stadio. Le europee sono sempre padrone, ma – nelle prossime edizioni – non è da escludere l’arrivo di club americani o arabi.
Real Madrid sempre primo, seguito da Barcellona e Bayern Monaco. Prima tra le italiane l’Inter, undicesima
Calcio europeo sempre più ricco, alle prese con un cambiamento nel suo modello di business che – visti i numeri – pare dare i suoi frutti. E’ il quadro che emerge dalla 29esima edizione della Football Money League pubblicata dal Deloitte Sports Business Group.
Secondo lo studio, che valuta la ricchezza dei club mondiali in base ai ricavi operativi, per la prima volta, i 20 club con i maggiori ricavi del calcio mondiale hanno superato complessivamente i 12 miliardi di euro di fatturato, in crescita dell’11% rispetto alla stagione precedente.
Real ‘galattico’ anche nelle cifre
Il Real Madrid, che nella scorsa rilevazione aveva superato il miliardo di ricavi, conserva la leadership, avvicinandosi alla cifra astronomica di 1,2 miliardi. Seguono Barcelona (975 milioni di euro), Bayern Monaco (861 milioni di euro), Paris Saint-Germain (837 milioni di euro) e Liverpool (836 milioni di euro).
Dal sesto al decimo posto squadre inglesi padrone: con il Manchester City (829 milioni), leggermente in calo), Arsenal (822), Manchester United (793), Tottenham (673) e il Chelsea (584).

Italiane fuori dalla top10
Uscendo dalla top10 si arriva alle squadre italiane. La prima di Serie A per ricavi è l’Inter, undicesima con 538 milioni, comunque in miglioramento rispetto al quattordicesimo posto del 2025. Il Milan è soltanto 15esimo con 410 milioni, in discesa di due posizioni, e la Juventus segue in 16esima piazza a quota 402, stabile nella posizione sull’anno passato, ma con ricavi in crescita.
Completano il quadro della top20 Borussia Dortmund, Atletico Madrid e Aston Villa, rispettivamente undicesimo, dodicesimo e tredicesimo. Poi Newcastle, Stuttgart, Benfica e West Ham.
Per ora la top20 è tutta un affare del calcio europeo, ma secondo Deloitte, nel prossimo futuro si potrebbe registrare l’ingresso di new-entry in arrivo da campionati in crescita come la MLS e la Saudi Pro League.
Tre parametri in crescita
Il conteggio tiene conto di tre parametri: il matchday (introiti ottenuti nel giorno in cui vengono svolti incontri sportivi), il merchandising e diritti tv. E tutti secondo le stime sono in crescita.

La voce che pesa maggiormente è quella dei ricavi commerciali, pari a 5,3 miliardi di euro, il 43% dei ricavi totali nella passata stagione, confermandosi per il terzo anno consecutivo come la principale fonte di entrate per i club.
Per i club in top10 i ricavi commerciali rappresentano quasi la metà (48%) del fatturato complessivo dei club della top 10, ma solo un terzo (32%) per quelli classificati dall’11° al 20° posto.
I ricavi da stadio (matchday) sono cresciuti del 16% rispetto lo scorso anno, risultando i ricavi in più rapida crescita, con 2,4 miliardi di euro (pari al 19% del totale). A sostenere questa crescita hanno contribuito il miglioramento dell’esperienza allo stadio e l’introduzione di ulteriori opportunità di monetizzazione, come le Personal Seat Licenses (Psl).
I ricavi da diritti televisivi sono aumentati del 10%, rappresentando il 38% dei ricavi complessivi, nonostante la vendita nei mercati domestici mostri segnali di stabilizzazione.
L’incremento è stato guidato principalmente dall’impatto dell’edizione della Fifa Club World Cup, alla quale hanno partecipato dieci club della Money League, registrando un aumento del 17% dei ricavi broadcast. Anche l’ampliamento delle tre principali competizioni Uefa per club maschili ha contribuito alla crescita complessiva dei ricavi.
Valorizzazione degli asset
In generale, dallo studio sembra emergere chiaramente come i risultati siano il risultato di un’evoluzione dei modelli di business dei club, sempre più orientati a un maggior utilizzo degli stadi e delle aree circostanti anche nei giorni non di gara o dall’aumento delle sponsorizzazioni.
“I club sono sempre più protagonisti nella gestione delle proprie fonti di ricavo”, ha commentato Tim Bridge, lead partner del Deloitte Sports Business Group. Un esempio chiaro, ha segnalato, è la “crescente attenzione alla valorizzazione del brand e degli asset legati allo stadio”. La presenza di birrifici, hotel e ristoranti, interni alla struttura stadio, è ormai comune e “rappresenta una scelta strategica per diversificare le entrate e creare poli di intrattenimento attivi tutto l’anno”.
“Questo approccio innovativo amplia in modo significativo le fonti di ricavo, permettendo ai club di cogliere opportunità che vanno ben oltre la tradizionale esperienza del giorno partita, in un’ottica di maggiore sostenibilità finanziaria”, ha concluso.


















