Giampaolo Rossi

Rai, parla l’ad Rossi: ci aspetta un grande Sanremo. Con Mediaset testa a testa continuo

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‘Siamo un esempio in Europa’, dice l’ad del servizio pubblico, parlando anche degli interventi di riqualificazione nelle sedi romane e del nuovo centro di produzione che sogerà a MIlano. E sul fronte tv, aspettative per un festival e Olimpiadi in grado di attirare il pubblico più giovane, mentre con Mediaset c’è un ‘testa a testa continuo’

Dal ruolo della Rai in Europa alla competizione con Mediaset, dai talk politici ai grandi eventi di Sanremo e Milano-Cortina, dalle nuove sfide dell’IA e della valorizzazione del patrimonio immobiliare. Ha parlato per più di un’ora l’Amministratore Delegato della Rai Giampaolo Rossi, intervenuto oggi pomeriggio all’evento romano “Servizio Pubblico. Le nuove sfide” organizzato da SPES Academy, dove è stato intervistato dal giornalista de “Il Messaggero” Mario Ajello. Presenti, in platea, alcuni membri del CdA del cavallino: Simona Agnes, Roberto Natale, Federica Frangi, Alessandro Di Majo (assenti Antonio Marano e Davide Di Pietro).

Un confronto nel quale, dopo un lungo preambolo storico-filosofico nel quale ha planato tra Ernst Junger, Martin Heidegger e Konrad Lorenz, l’ad si è soffermato su tante delle questioni più importanti per la Rai di oggi. Una disamina introdotta da parole di vanto per l’azienda che guida: “La Rai rappresenta uno dei più importanti broadcaster pubblici d’Europa, uno dei pilastri del modello di Servizio Pubblico. Da sola sostiene l’intera industria italiana dell’audiovisivo. Un’industria che senza la Rai non esiterebbe”.

Roma, evento “Servizio Pubblico. Le Nuove Sfide”. Posano con Giampaolo Rossi (al centro), da sinistra: Fabrizio Spada, Roberto Natale, Valerio De Luca, Simona Agnes, Mario Ajello, Federica Frangi, Alessandro Di Majo).

Olimpiadi e Sanremo: “Bene la raccolta pubblicitaria. Attireremo pubblico giovane”.

Lo scenario competitivo, però, è complicato, e Rossi lo riconosce subito: “Stiamo attraversando un processo di accelerazione tecnologica senza precedenti. La TV generalista sta invecchiando, bisogna liberarsi dal vincolo dello share lineare. Da questo punto di vista RaiPlay è veramente il futuro. Ci permette di intercettare nuovi linguaggi e di raggiungere pubblici che avrebbero altrimenti difficoltà a entrare in contatto con noi. La piattaforma è considerata un esempio in tutta Europa: basti pensare che in catalogo ha il doppio dei titoli di quella della BBC”.

Il supporto di RaiPlay sarà di particolare importanza in questo inizio 2026, che si prospetta denso di appuntamenti cruciali per la programmazione del servizio pubblico. I primi in calendario sono le Olimpiadi invernali e la 76esima edizione del Festival di Sanremo: due banchi di prova fondamentali per l’intero sistema Rai. “Ci godiamo questa stagione”, commenta l’Ad, “la raccolta pubblicitaria sta andando bene. Le nuove generazioni tornano a guardare la TV lineare quando si tratta di grandi eventi, sportivi o culturali. Lo sport è un elemento fondamentale per Rai, che nei diritti sportivi investe tantissimo e garantisce visibilità anche a discipline considerate minori. E i risultati mostrano un grande aumento del pubblico giovane”.

Sul Sanremo che si avvicina, Rossi è entusiasta e ottimista: “Il Festival ha un valore artistico e culturale unico, e rimarrà di casa nella città ligure ancora per anni, data la convenzione in essere con il comune. Si tratta di uno sforzo produttivo che nessun altro broadcaster europeo sarebbe in grado di realizzare. Vengono ogni anno da tutta Europa a vedere come si fa. L’anno scorso il lavoro di Carlo Conti è stato straordinario, e anche quest’anno avremo un festival di ottima qualità. Qualche polemica c’è, ma nel mondo della musica sono inevitabili”.

“Eccellente il lavoro di Mediaset. Ma la controprogrammazione di Sanremo non ha mai funzionato”.

Il festival imminente è occasione anche di sfida con la concorrenza di Mediaset. Come ogni anno, serpeggiano i rumors su una possibile controprogrammazione del Biscione nella settimana della kermesse ligure. Ma Rossi minimizza: “Mediaset in passato ci ha già provato, ma senza successo. Il coinvolgimento emotivo e popolare che Sanremo genera difficilmente può essere controprogrammato. Non è una cosa che temiamo più di tanto”.

Sui rivali di Cologno, Rossi continua però con parole d’ammirazione: “La competizione con loro c’è sempre stata e continuerà ad esserci. Sommando canali generalisti e specializzati il loro ascolto è persino superiore al nostro, anche se molte delle nostre reti specializzate sono di servizio pubblico, e quindi non puntano ad ascolti alti. Sulla TV commerciale, poi, Mediaset fa un lavoro eccellente. Il ricollocamento della “Ruota della Fortuna” di quest’estate è stato geniale, e ora abbiamo il testa a testa continuo tra Scotti e De Martino”. E Maria De Filippi? “E’ la vera signora della TV italiana” riconosce l’Ad della Rai.

“I talk? Un prodotto consumato”. E su Brachino frena: “Ancora da decidere la conduzione del nuovo programma”.

Quando il discorso passa all’informazione, l’Ad chiarisce che l’obiettivo resta quello di garantire la pluralità del racconto (“non sempre la Rai è stata pluralista” aggiunge), e per questo ritiene necessario che rimangano tre TG con tre sfumature diverse. E come i rispettivi telegiornali, anche le tre reti generaliste devono mantenere identità distinte, nonostante la nuova direzione intrapresa della gestione per generi (“ma Rai2 è quella che si è indebolita di più, un intervento è necessario”, riconosce Rossi).

Interrogato sulla debolezza dei talk politici di casa Rai, che non reggono il confronto con quelli di LA7 e di Rete 4, l’Ad spiega: “Il talk è un tipo di prodotto un po’ consumato, funzionano solo quelli storici e con volti già affermati”.

Eppure, è notizia di questi giorni che, dopo la fine di Sanremo, sarebbe in arrivo Mercoledì, nuovo prodotto di questo genere condotto dal giornalista Claudio Brachino (non stanno mancando le polemiche riguardo alle consulenze esterne affidate per la realizzazione del format): “E’ vero, l’idea di lanciare un nuovo talk di prima serata c’è”, riconosce, “ma riguardo al conduttore il discorso è ancora aperto”.

Infine, sul clima polemico che circonda la Rai, Rossi attacca: “Negli anni è cambiata la morbosità con cui i giornalisti si occupano di Rai. Il tono polemico, spesso incentrato sul pettegolezzo, non aiuta a far capire correttamente quello che l’azienda realizza”.

Nuove strutture: “Milano sarà all’avanguardia, ma non lasciamo Roma. L’IA? Stimola ma preoccupa”.

Il futuro della Rai passa anche dalle sue strutture e dalla gestione del suo patrimonio immobiliare. Proprio domani, martedì 27 gennaio, si poserà la prima pietra del nuovo centro di produzione di Milano, in zona Fiera. “Esigenze produttive e industriali richiedevano strutture nuove” spiega Rossi, “il centro di Milano sarà tra i più all’avanguardia in Europa. Ma non toglieremo la Rai da Roma: sta per partire la ristrutturazione della sede storica di Viale Mazzini, mentre abbiamo chiuso in tempo record i lavori per la nuova sede temporanea in Via Alessandro Severo. E continuerà un processo di espansione del centro di Saxa Rubra, così come mantengono il loro ruolo gli studi di Via Teulada e della Dear. Ma interventi di riammodernamento riguardano anche Napoli, Torino e le sedi regionali. Un piano immobiliare di questa portata non è mai stato realizzato”.

Rossi tocca anche il tema dei rinnovi contrattuali: “Il rinnovo degli oltre 9000 quadri impiegati della RAI era un obbligo che sentivamo di dover osservare nei confronti di chi è il vero motore trainante di questa azienda”. E aggiunge: “Siamo l’unica azienda editoriale che assume i giornalisti invece di licenziarli”.

Infine, sull’Intelligenza Artificiale: “Da sei mesi è attivo il comitato dedicato interno alla Rai, mentre un altro lavora a livello europeo. E’ un’innovazione con grandi potenzialità, ma per ora resta una grande incognita: stimola, sì, ma preoccupa allo stesso tempo”.

Foto di copertina: LaPresse