Mark Zuckerberg (Foto LaPresse)

Chatbot sessuali per minorenni: Meta sotto accusa

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Dai documenti interni emergono precise scelte di Mark Zuckerberg, secondo una causa.

Meta avrebbe consentito ai minori di accedere a chatbot di intelligenza artificiale pensati come “compagni” e capaci di interazioni sessuali, nonostante le forti preoccupazioni espresse dal proprio personale addetto alla sicurezza. È quanto emerge da una causa intentata dallo stato del New Mexico, basata su documenti interni, ottenuti durante la fase di discovery e resi pubblici lunedì.

La causa del New Mexico

Secondo quanto riportato dal Guardian, l’azione legale, in programma per il prossimo mese, è stata promossa dal procuratore generale Raul Torrez e accusa Meta di aver «fallito nel fermare il flusso di materiale sessuale dannoso e di proposte sessuali rivolte ai bambini» su Facebook e Instagram.

Secondo l’accusa, i documenti dimostrerebbero che «Meta, guidata da Zuckerberg, ha respinto le raccomandazioni del proprio personale addetto all’integrità e ha rifiutato di introdurre adeguate misure di protezione per impedire che i bambini fossero esposti a conversazioni sessualmente sfruttatrici con i suoi chatbot».

Le preoccupazioni interne ignorate

Email e messaggi interni mostrano che diversi membri del team sicurezza erano contrari allo sviluppo di chatbot “compagne” concepite anche per interazioni romantiche o sessuali. «Non credo che creare e commercializzare un prodotto che consenta ad adulti di avere AI romantiche U18 sia consigliabile o difendibile» ha scritto, nel gennaio 2024, Ravi Sinha, responsabile delle politiche di sicurezza dei minori del gruppo.

Anche Antigone Davis, responsabile globale della sicurezza, concordava sulla necessità di bloccare questi usi perché «sessualizza i minori».

Il ruolo di Zuckerberg

Secondo i documenti, Mark Zuckerberg avrebbe sostenuto limiti solo parziali, perché in un messaggio del febbraio 2024, un dipendente riferisce che l’amministratore delegato riteneva che le AI dovessero essere bloccate da conversazioni “sessualmente esplicite” con gli adolescenti più giovani, e che gli adulti non dovessero interagire con “AI U18 a fini romantici”.

Tuttavia, un verbale di una riunione del 20 febbraio 2024 indica che Zuckerberg chiedeva di avere un approccio meno restrittivo, sostenendo che la comunicazione dovesse essere incentrata su “principi generali di scelta e non censura” e che fosse opportuno “consentire agli adulti di impegnarsi in conversazioni più spinte su temi come il sesso”.

Messaggi interni del marzo 2024 indicano che Zuckerberg avrebbe respinto l’uso di controlli parentali sui chatbot. «Abbiamo spinto con forza per controlli parentali che permettessero di disattivare la GenAI – ma la leadership GenAI ha respinto la proposta affermando che era una decisione di Mark» si legge in una mail di un dipendente., In un altro messaggio, si fa riferimento allo sviluppo di “chatbot AI romantici” accessibili anche agli under 18.

Le critiche di Nick Clegg

Nick Clegg, ex responsabile delle politiche globali di Meta, di cui si è occupato fino all’inizio del 2025, ha espresso, in una mail ora agli atti il suo timore che le interazioni sessuali diventassero l’uso principale dei chatbot tra gli adolescenti: «È davvero questo ciò per cui vogliamo che questi prodotti siano conosciuti (senza contare l’inevitabile reazione negativa della società che ne deriverebbe)?».

La risposta di Meta

Il portavoce di Meta Andy Stone ha respinto le accuse, dichiarando: “Questo è un altro esempio del procuratore generale del New Mexico che sceglie ad arte alcuni documenti per dipingere un quadro distorto e impreciso”. Stone sostiene inoltre che i documenti dimostrano invece che Zuckerberg aveva chiesto di limitare l’accesso a contenuti espliciti per i più giovani.

Le inchieste e la rimozione dell’accesso ai minori

La scorsa settimana Meta ha annunciato la rimozione completa dell’accesso dei minori ai chatbot AI, in attesa di una nuova versione del prodotto.

Le politiche sui chatbot sono finite sotto i riflettori dopo inchieste giornalistiche come il report dello scorso aprile del Wall Street Journal, che aveva rivelato che i chatbot AI di Meta potevano intrattenere conversazioni sessualmente esplicite anche con utenti minorenni, inclusi giochi di ruolo sessuali e risposte con voci di celebrità come John Cena. Mentre ad agosto Reuters, esaminando un documento interno di Meta intitolato “GenAI: Content Risk Standards”, aveva denunciato che le linee guida ufficiali interne del gruppo consentivano ai chatbot di “coinvolgere un bambino in conversazioni romantiche o sensuali”. Meta, in risposta, aveva dichiarato di aver modificato le proprie politiche, sostenendo che il documento fosse stato un errore. In seguito a queste pubblicazioni il Congresso aveva espresso critiche e preoccupazioni chiedendo a Meta documenti e spiegazioni (tramite il senatore Josh Hawley) e scrivendo, a nome di una coalizione bipartisan, al gruppo per chiedere di non permettere ai minori di usare i chatbot AI.

Foto (LaPresse): Marck Zuckerberg