Bruce Springsteen contro Trump e l’ICE in ‘Streets of Minneapolis’

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Il brano in poche ore in vetta alle classifiche iTunes, mentre la Casa Bianca dichiara di non avere tempo “per canzoncine a caso che esprimono opinioni irrilevanti”.

Bruce Springsteen torna a far sentire la sua voce con una canzone di protesta molto esplicita. Streets of Minneapolis, pubblicata pochi giorni fa, è un attacco diretto all’amministrazione Trump e all’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione.

Dal suo sito ufficiale, Springsteen ha spiegato l’urgenza del brano in una dichiarazione pubblicata il 28 gennaio: “Ho scritto questa canzone sabato, l’ho registrata ieri e l’ho pubblicata oggi in risposta al terrorismo di Stato che sta colpendo la città di Minneapolis. È dedicata alla gente di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini immigrati e in memoria di Alex Pretti e Renee Good. Restate liberi”.

La canzone ha riscosso un successo immediato raggiungendo il primo posto su iTunes in 19 Paesi poche ore dopo l’uscita.

 “Una città in fiamme sotto gli stivali di un occupante”

Il testo descrive Minneapolis come una città militarizzata, usando immagini di occupazione e guerra civile: “Una città in fiamme sotto gli stivali di un occupante, l’armata privata di re Trump. Pistole allacciate ai loro cappotti, sono venuti a Minneapolis per far rispettare la legge, almeno così dicono”.

Renée Good e Alex Pretti

Il 7 gennaio Renée Good, 37 anni, cittadina statunitense e legal observer, è stata uccisa a Minneapolis da colpi d’arma da fuoco sparati da un agente dell’ICE. L’agente ha dichiarato di aver temuto per la propria vita, ma un video dell’operazione, stando all’analisi del New York Times, smentirebbe questa versione. Alcune autorità locali hanno preso posizione contro l’ICE, dopo la decisione federale di non procedere.

Il 24 gennaio, durante un’altra operazione, è stato ucciso anche Alex Pretti, infermiere di 37 anni.. Le immagini mostrano Pretti mentre filma gli agenti con il cellulare; un video verificato da Reuters documenta un agente che gli sfila dalla tasca prima della sparatoria una pistola, che, secondo la polizia di Minneapolis, Pretti deteneva legalmente. Springsteen gli dedica un passaggio: “Aveva un telefono in mano, non un’arma puntata, ma il piombo non fa domande quando la paura indossa un distintivo”.

L’amministrazione Trump ha giustificato l’operato degli agenti sostenendo che la presenza di una pistola rendesse Pretti una minaccia imminente, ma tale posizione ha suscitato critiche persino tra i sostenitori del Secondo Emendamento, che garantisce il diritto a portare armi.

I riferimenti nel testo

Nel brano vengono citati luoghi e sigle precise: Nicollet Avenue, una delle principali arterie di Minneapolis, diventa il simbolo delle operazioni federali; il DHS (Department of Homeland Security), creato dopo l’11 settembre 2001, è evocato come struttura di comando della sicurezza interna.

“Elicotteri sopra Nicollet Avenue, luci blu che tagliano la notte, nomi segnati su liste che nessuno può vedere” canta Springsteen nel raccontare la situazione di assedio della città.

La risposta della Casa Bianca e dei social

Nonostante il successo del brano, la Casa Bianca ha fatto sapere tramite un portavoce che “non ha tempo per canzoncine a caso che esprimono opinioni irrilevanti”.

Una risposta che ha contribuito ad alimentare ulteriormente il dibattito sulla violenza delle agenzie federali e sulla libertà di protesta negli Stati Uniti, soprattutto sui social, dove il brano è stato condiviso come atto politico e simbolo di protesta.

Springsteen chiude il brano con versi che suonano come un avvertimento: “Se questa è la legge, chi proteggerà i vivi? Se questa è la giustizia, chi piangerà i morti?”.

Foto (YouTube): Bruce Springsteen in “Streets of Minneapolis”