Sabato 31 gennaio il giudice federale Fred Biery ha ordinato il rilascio di Adrian Conejo Arias e del figlio di cinque anni, Liam Conejo Ramos, trattenuti dagli agenti dell’immigrazione durante un raid condotto in
Minnesota. Lo riferisce l’agenzia Reuters.
Il bambino, immortalato in una fotografia diventata virale mentre indossa un cappello blu a forma di coniglio all’esterno dell’abitazione in cui si trovava, era uno dei quattro studenti fermati all’inizio del mese dagli ufficiali dell’immigrazione in un sobborgo di Minneapolis, secondo quanto comunicato dal distretto scolastico pubblico di Columbia Heights.
Nella sentenza pubblicata sabato, il giudice Biery ha scritto che “il caso ha la sua origine in una politica governativa mal concepita e incompetente, volta a imporre quote giornaliere di espulsione, anche quando ciò comporta il trauma dei bambini”. Il magistrato ha aggiunto che, a causa “dell’arcano sistema di immigrazione degli Stati Uniti”, i ricorrenti potrebbero in futuro essere costretti a tornare nel loro Paese d’origine, contro la loro volontà o tramite auto-espulsione, ma che “un simile esito dovrebbe essere raggiunto attraverso una politica più ordinata e umana di quella attualmente in vigore”.
Il bambino, di nazionalità ecuadoriana, e il padre – entrati legalmente negli Stati Uniti come richiedenti asilo – erano stati trasferiti in un centro di detenzione per famiglie a Dilley, in Texas, come già riferito a
Reuters dal loro avvocato, Marc Prokosch.
Nella sua ordinanza di tre pagine, il giudice Biery, nominato dal presidente Bill Clinton, ha criticato duramente l’amministrazione del presidente Donald Trump. Il magistrato ha paragonato il comportamento del governo a quello del re britannico denunciato nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, per l’invio di “sciami di ufficiali per molestare il nostro popolo”, per l’istigazione di “insurrezioni interne” e per lo “schieramento di grandi corpi di truppe armate tra noi”.
Biery ha infine richiamato il principio costituzionale secondo cui un mandato di arresto deve basarsi sulla valutazione di un giudice circa l’esistenza di una probabile causa di reato.
L’uso di “mandati amministrativi” emessi direttamente dai funzionari dell’immigrazione, ha scritto, “è come mettere la volpe a guardia del pollaio”.

















