“Senza di noi, eventi come le Olimpiadi diventano vulnerabili”, dice il ceo Prince al Sole 24 Ore.
La cifra della multa Agcom “è fuori scala. La legge consente sanzioni fino al 2% dei ricavi in Italia. Non dei ricavi globali come è stato fatto. Qui siamo cento volte oltre il massimo legale. Se un’azienda viene multata più di quanto fattura nel Paese, è razionale che se ne vada”.
A dirlo è il ceo e co-fondatore di Cloudflare, Matthew Prince, in un’intervista a Il Sole 24 ore dopo la multa di 14,2 milioni di euro a inizio gennaio per violazione delle norme per la tutela del diritto d’autore online e l’accusa di non essere intervenuti per bloccare gli indirizzi Ip usati dai pirati online.
Ipotesi addio all’Italia
Se pensano di lasciare l’Italia, “se la multa resta, sì. E questo danneggerà centinaia di migliaia di organizzazioni italiane che usano gratuitamente Cloudflare – ha rilevato il manager – pubbliche amministrazioni, ospedali, Ong. Stiamo persino valutando di sospendere servizi pro bono legati a grandi eventi”. Qui il discorso si lega direttamente alle Olimpiadi: “forniamo servizi pro bono che normalmente costerebbero decine di milioni. Non possiamo farlo in un Paese che non ci tratta in modo equo. Senza di noi, eventi di quella portata diventano vulnerabili”.
Per Prince l’approccio di Agcom sarebbe sproporzionato perché “colpisce tutti per punirne uno. Bloccare intere porzioni di Internet per fermare un singolo illecito è come spegnere l’elettricità a una città”.
“Non stiamo difendendo Cloudflare – ha aggiunto – stiamo difendendo l’Internet italiano”, convinto che da parte di Agcom sia in corso una “ritorsione”.












