In commissione cultura alla Camera, l’ad Rai ha ribadito la necessità di avere “risorse pubbliche adeguate” per consentire al servizio pubblico di rafforzare il proprio ruolo di garanzia e pluralismo, mantenendo rilevanza nazionale, anche grazie a un piano industriale non solo focalizzato sull’adeguamento tecnico, ma con un cambio di passo più profondo
Audizione in commissione Cultura della Camera, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge per l’istituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo per l’ad Rai, Giampaolo Rossi.
L’impatto dell’intelligenza artificiale, ma anche l’impatto del piano industriale e la necessità del servizio pubblico di avere a disposizione risorse certe sono tra i temi che sono stati affrontati.
IA come infrastruttura strategica
Secondo Rossi, l’intelligenza artificiale rappresenta “non solo una leva di innovazione tecnologica ma ormai un’infrastruttura strategica in grado di ridefinire processi, servizi, costi, tempi decisionali, priorità e rapporti di forza lungo l’intera catena del valore economico e sociale”.
Il suo sviluppo, ha continuato ha dato il via a “una nuova era”, che “pone anche questioni etiche decisive e che richiede a Rai un approccio capace di mantenersi equidistante sia dalle resistenze difensive, sia dalla “mistica del progresso”, come diceva Leopardi”.
“Adottare l’innovazione con responsabilità – ha proseguito -, governarla con senso critico e accompagnare l’azienda in un percorso di analisi e studio, al momento ancora in fase embrionale, che tenga conto pure degli impatti e dei rischi, oltre ai palesi vantaggi”.
“Non negoziabili restano per noi la valorizzazione e la responsabilità umane, fondate su governance, sicurezza, trasparenza e controllo delle decisioni”. “È la cosiddetta “etica di frontiera”, come richiamato più volte da padre Paolo Benanti: un’innovazione che tuteli professionisti e creatività, migliori la qualità dei contenuti e del lavoro e lo faccia attraverso azioni concrete – policy dedicate, un tavolo operativo sul tema e un percorso strutturato di formazione – nella consapevolezza che nessun processo tecnologico sarà mai sostenibile se a crescere, insieme, non sia anche la capacità delle persone di guidarlo”. (ANSA).
Rai in metamorfosi
Soffermandosi sul piano industriale messo a punto per il servizio pubblico, Rossi lo ha definito “ambizioso e senza precedenti”. L’obiettivo, ha ricordato è quello di completare la trasformazione di Rai da broadcaster tradizionale a moderna Digital Media Company “in grado di operare con centralità e autorevolezza all’interno di un ecosistema mediale profondamente mutato rispetto al passato”.
Ma per l’ad non si può esaurirne l’impatto a un adeguamento tecnologico. “Si tratta di una trasformazione strutturale che investe in modo sistemico i modelli editoriali, l’organizzazione, le modalità, gli spazi e le sedi di lavoro, le infrastrutture tecnologiche, nonché la sostenibilità economico-finanziaria e ambientale”. “Un vero e proprio cambio di passo – ha proseguito – che non si esaurisce in un semplice adeguamento tecnologico ma rappresenta una metamorfosi culturale e di visione: una Rai proiettata al futuro, che resta però fedele alla propria identità e al proprio racconto della Nazione, accogliendo anche sfide nuove”. Tra queste ha indicato “l’idea di sperimentare, rivisitando e riadattando l’organizzazione dei nostri palinsesti, anche rispetto alla prima serata, il cui avvio negli ultimi anni, sulla scia delle strategie e dei meccanismi dei nostri competitor, si è oltremodo dilatato, discostandosi dagli stili di vita degli italiani e dai formati in linea con gli standard europei”.
Risorse certe e stabili per la competitività
In una fase di cambiamento e dominato sempre più da player internazionali, per la Rai diventa quindi imprescindibile avere a disposizione “risorse pubbliche adeguate, certe e stabili”, per garantire autonomia, competitività e qualità del Servizio Pubblico.
In uno scenario con abitudini di consumo modificate e sempre più dominato dagli OTT e dai grandi player globali in rapida espansione, “la Rai è chiamata a rafforzare il proprio ruolo a garanzia di pluralismo, accessibilità ed eccellenza produttiva, nonché di avanguardia tecnologica e culturale, così da poter al contempo custodire la memoria e valorizzare la sperimentazione”.
“Investire nella qualità, sostenere i nuovi talenti, mantenere una vocazione autenticamente intergenerazionale e puntare sull’internazionalizzazione – ha aggiunto -, sono tutte condizioni essenziali per continuare a essere centrali nella vita culturale e industriale della Nazione, in piena coerenza con il Contratto di Servizio e con la missione che lega il Servizio Pubblico all’Italia”.
Rossi: tax credit non ha rafforzato l’audiovisivo italiano
Netto il giudizio che Rossi ha poi espresso sul tax credit. “La domanda è: questa normativa è stata in grado di rafforzare l’industria dell’audiovisivo italiana? Cioè oggi l’industria audiovisiva italiana è più forte o meno forte di anni fa?”, si è chiesto. “L’industria dell’audiovisivo italiano non è più forte”.
“Non c’è solamente un tema di organizzazione di risorse, ma c’è anche un tema di organizzazione di sistema produttivo”, ha proseguito.
“Noi oggi assistiamo comunque a una crisi della produzione indipendente. Noi oggi assistiamo alla decisione fatta spesso da società italiane di entrare dentro gruppi internazionali, assistiamo comunque a una complessiva limitazione degli investimenti sull’audiovisivo di altri soggetti che non entrano con l’obiettivo di far crescere il mercato industriale italiano perché questo lo fa solamente la Rai. Cioè l’unico compito che ha la Rai è quello di valorizzare l’industria della televisione italiana attraverso un racconto. Altri non lo fanno”.
“Altri ovviamente preferiscono agire comprando prodotti dall’estero, perché magari costano molto di meno e sono più spendibili in termini di palinsesto, o nel caso delle piattaforme che sono player globali intervenire limitatamente sulla valorizzazione del mercato nazionale perché hanno un prodotto globale di grandissima quantità che possono immettere sul nostro mercato e sulla nostra distribuzione”.
“Oggi noi assistiamo a una Rai che, con risorse che sono sostanzialmente limitate rispetto a dieci anni fa, tiene in piedi l’intero mercato dell’audiovisivo italiano, in parte con il cinema e sicuramente con la fiction e l’animazione”, ha detto ancora.
“Questo significa dal nostro punto di vista che non siamo dei legislatori che un intervento normativo è necessario perché molto spesso noi oggi siamo di fronte a dei processi di trasformazione anche della tipologia del prodotto che dobbiamo costruire e ci rendiamo conto che molto spesso molte società di produzione non hanno le strutture industriali in grado di reggere queste sfide”.
“Quindi è chiaro che un intervento anche normativo che abbia come obiettivo fondamentale rafforzare l’industria dell’audiovisivo italiano è necessario”, ha chiosato.
Audizione in Commissione di Vigilanza
Con una domanda del parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Gaetano Amato, è stato toccato anche il tema della presenza in Vigilanza di Rossi, mentre l’attività della bicamerale è ferma da più di un anno. “Dipende dalla Commissione: l’Ad deve essere formalmente invitato. Accetto con simpatia l’invito, ma più che un invito deve esserci una convocazione”, ha detto.
A stretto giro, e a distanza è arrivato il commento della presidente della bicamerale, Barbara Floridia.
“Procederei anche oggi alla convocazione in Vigilanza di Giampaolo Rossi”, ha detto, “se non fosse che, quando ho provato a farlo, la maggioranza ha bloccato tutto rinviando la questione alla Giunta per il Regolamento”. “Secondo la maggioranza, nonostante un caso analogo si sia già verificato nel 2017 proprio su richiesta del centrodestra, questa volta le opposizioni non avrebbero la possibilità di usufruire di questa opportunità prevista dal regolamento”. “Quello che è incomprensibile e ormai inaccettabile è perché la Giunta per il Regolamento non si pronunci. Dica chiaramente se questa convocazione si può fare – come avvenne nel 2017, quando a chiederlo fu il centrodestra con il senatore Maurizio Gasparri in prima linea – oppure se non si può fare, motivandone le ragioni”. “Se addirittura è l’amministratore delegato stesso ad auspicarlo, ha concluso, davvero non ci sono più scuse”.


















