Dopo l’apertura dell’indagine Ue, Francia, Inghilterra e Spagna si sono mosse contro il social del miliardario e la sua Ai. Nel mirino il funzionamento dell’algoritmo, la diffusione di deepfake con immagini sessuali e la disinformazione
La posizione di Elon Musk, della sua X e di Grok si complica. Alla decisione di Bruxelles – annunciata nei giorni scorsi – di avviare una nuova indagine formale contro il social che l’imprenditore ha acquisito nel 2022, si sono aggiunte una serie di azioni portate avanti in Francia e Inghilterra che coinvolgono non solo la piattaforma, ma anche il chatbot sviluppato da xAI, chiamando direttamente in causa Musk.
In Francia perquisizioni e convocazioni
La procura di Parigi ha disposto perquisizioni presso la sede francese del social nell’ambito di un’inchiesta aperta a inizio 2025 dopo la segnalazione del deputato macroniano Éric Bothorel.
L’indagine, condotta dalla sezione per la lotta al cybercrimine con il supporto di Europol, punta a esaminare il funzionamento degli algoritmi della piattaforma.
Musk e l’ex ceo di X, Linda Yaccarino, sono stati convocati in audizione libera il 20 aprile. La responsabilità giuridica di X resta in Irlanda, mentre la filiale francese si occupa formalmente di comunicazione e relazioni pubbliche.
Grok e il deepfake
Guarda in modo specifico alle immagini a sfondo sessuale generate da Grok l’indagine annunciata dal garante britannico per la protezione dei dati (Information Commissioner’s Office).
Già al centro di un’ondata di indignazione a livello mondiale, nelle scorse settimane xAI aveva cercato di arginare la diffusione di deepfake consentendo ai solo abbonati di usare funzioni per la modifica delle foto, ma a quanto pare i risultati non sono stati quelli sperati. Un test pubblicato da The Verge mostra come sia ancora possibile “svestire” soggetti maschili aggirando le restrizioni.
“La creazione e la diffusione di tali contenuti sollevano gravi preoccupazioni ai sensi della legge britannica sulla protezione dei dati e presentano un rischio di potenziale danno significativo per il pubblico”, ha scritto l’authority in una nota.
La decisione del garante è arrivata dopo un ultimatum lanciato dal premier laburista Keir Starmer a X con l’obbligo di adeguarsi “immediatamente” alle leggi del Regno Unito, a partire dall’Online Safety Act, introdotto per tutelare i minorenni su internet rispetto agli abusi online e alla pedopornografia.
L’attacco spagnolo
Anche dalla Spagna è arrivato un attacco preciso. Intervenendo al World Government Summit di Dubai, il premier Pedro Sánchez ha accusato Musk di aver amplificato disinformazione su una decisione del governo spagnolo sulla regolarizzazione di 500 mila emigranti e ha annunciato interventi per porre fine all’impunità dei proprietari delle piattaforme digitali e vietare l’accesso alle reti sociali ai minori di 16 anni. Allargando il campo alle principali piattaforme e senza citare direttamente Elon Musk, Sanchez ha ricordato che X “è la stessa piattaforma che ha consentito alla sua intelligenza artificiale Grok di generare contenuti sessuali illegali”. “Instagram – ha detto poi – è stata accusata di spiare milioni di utenti di Android in tutto il mondo”, mentre Fb “è stata utilizzata per centinaia di campagne di disinformazione durante le elezioni nazionali e regionali”.
Sanchez ha evidenziato la “necessità di proteggere i nostri figli”. Per cui c’è bisogno di “assicurare che queste piattaforme osservino le regole, come tutti gli altri”. Un compito non facile poiché “le reti sociali sono più ricche, più potenti di molti Paesi, incluso il mio – ha aggiunto il leader socialista – Modificheremo la legislazione. Le piattaforme tecnologiche avranno una responsabilità penale se non ritirano i contenuti di odio o illegali”.

















