Ai e influencer dissanguano gli editori, che cercano nuove strade. Tutte in salita

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AI che diventa sempre più ‘generatrice di risposte’, la ricerca di nuove fonti di pubblico e contenuti accattivanti – nella forma e nella sostanza – e la presenza ingombrante di creator e influencer. Un report Reutters mette in fila tutti i trend e le sfide che stanno mettendo (e metteranno) sotto pressione il sistema dei media

Il traffico internet dei siti diminuirà del 43% nei prossimi tre anni per effetto dell’intelligenza artificiale.
E’ il risultato di un sondaggio condotto dal Reuters Institute tra 280 leader digitali in 51 Paesi, tra novembre e dicembre 2025.

Partendo da questo dato, che riguarda in generale tutti i contentuti in rete, all’interno del report ‘Journalism, Media, and Technology Trends and Predictions 2026’ l’organizzazione ha messo in evidenza le sfide che il sistema dei media è chiamato ad affrontare e che inevitabilmente stanno mettendo ancor più sottopressione un settore già fortemente condizionato dallo strapotere delle Big Tech.
Alle quali si aggiunge anche un calo della fiducia, tra la scelta di politici e figure pubbliche di poterli bypassare – per esprimersi usando spazi più accondiscendenti – oltre che di minarne la credibilità con attacchi verbali e a colpi di cause. Come Trump insegna.

Intelligenza artificiale sempre più ‘answer engine’

Il monitoraggio si innesta sul dato della società di analisi Chartbeat secondo cui il traffico da Google verso oltre 2.500 siti sarebbe già sceso del 33% tra novembre 2024 e novembre 2025 a livello globale, -38% negli Usa.

I motori di ricerca stanno diventando ‘answer engines’ cioè interfacce che rispondono direttamente nei risultati di ricerca o nelle chat riducendo la necessità di cliccare sui siti d’informazione.
In questo contesto, spiega il rapporto, le preoccupazioni più recenti “si concentrano su AI Overview di Google che ora appare in cima a circa il 10% dei risultati di ricerca negli Stati Uniti e si sta rapidamente diffondendo altrove”.

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L’impatto sulle news

L’IA quindi non solo scrive, ma fa da filtro. Colpito in prima linea è il settore media, per cui diventa fondamentale per gli editori trovare nuove strategie che coinvolgono i contenuti offerti, il loro formato e la ‘distribuzione’

Cosa, come e dove

In molti individuano inchieste originali e giornalismo sul campo (+91% di differenza tra “più” e “meno”) gli ambiti su cui puntare, insieme ad analisi (+82) e storie (+72). Al contrario, destinato alla riduzione lo spazio per il giornalismo di servizio (-42), i contenuti evergreen (-32) e le notizie generaliste (-38), su cui in molti vedono spazio di azione per i chatbot.
Non solo cosa ma anche come, dicevamo. Importante sarà potenziare i video (+79), comprese le “schede di visualizzazione”, i formati audio (+71) come i podcast, limitando il testo.

E in tema di dove ricercare lettori e pubblico, gli editori vedono ridursi gli sforzi sul seo di Google (-25%). Lo stesso vale per gli sforzi sui tradizionali social, Facebook (-23%) e X (-52%), anche in considerazione del calo sostanziale del traffico di riferimento verso i siti di notizie registrato negli ultimi tre anni dai due canali, rispettivamente -43% e -46%.
Riferimenti diventano piattaforme di newsletter come Substack (+8%) e startegie video che si focalizzano su YouTube (+74%), TikTok (+56) e Instagram (+41).
Centrale poi anche la comprensione di come gestire la distribuzione attraverso piattaforme di intelligenza artificiale (+61%) come ChatGpt, Gemini e Perplexity.

Pericolo creator e influencer

Altro elemento di preoccupazione, secondo il sondaggio, è l’ascesa di creators e influencer. Più di due terzi (70%) degli intervistati teme “venga sottratto tempo e attenzione ai contenuti delle testate e quattro su dieci (39%) temono di perdere i migliori talenti in favore di questo ecosistema che offre maggiore controllo e ricompense finanziarie potenzialmente più elevate”.

In risposta al tema, tre quarti (76%) degli editori intervistati hanno spiegato che quest’anno cercheranno di portare il proprio staff a comportarsi di più come creatori. Si prospetta anche un maggior ricorso ai creator stessi o per favorire la distribuzione di news e contenuti (50%) o per la gestione degli account social (31%). Un ulteriore 28% sta cercando di creare studi e spazi per facilitare queste collaborazioni.