Il Washington Post affonda: redazione decimata e traffico online dimezzato sotto Bezos

Condividi

Mentre il New York Times cresce tra nuovi lettori, ricavi record e l’arrivo di ex gionalisti del Post.

Il Washington Post sta attraversando una delle fasi più delicate della sua storia recente. Stamattina, mercoledì 4 febbraio, il direttore esecutivo Matt Murray ha annunciato internamente un ampio “reset strategico” che comporterà licenziamenti , la chiusura dell’attuale redazione sportiva, la riduzione della copertura internazionale, una riduzione del reparto Metro e l’eliminazione della sezione Libri. Alla riunione su Zoom è seguita la comunicazione individuale delle decisioni via email.

Il numero complessivo dei licenziamenti non è stato reso noto, ma stando a Fox News Digital l’azienda potrebbe lasciare a casa circa 300 dipendenti.

La notizia è arrivata dopo settimane di tensioni interne e voci, secondo cui erano in arrivo licenziamenti su larga scala.

Le parole della direzione

Durante la riunione Murray ha riconosciuto le difficoltà del quotidiano nel raggiungere nuovi lettori in un mercato dei media sempre più affollato e competitivo, in cui il traffico verso il sito del Post proveniente dalla ricerca organica è diminuito di quasi la metà negli ultimi tre anni.

“Oggi il Washington Post sta adottando una serie di misure in tutta l’azienda per mettere in sicurezza il nostro futuro” ha spiegato Murray, che ha anche ammesso che le decisioni avranno un impatto profondo sulla comunità interna, non solo “per chi ne sarà direttamente colpito”. E ha aggiunto: «Questo reset sarà uno shock per il sistema”.

Cosa cambia: sport, esteri e podcast

Tra le decisioni più impattanti c’è la chiusura dell’attuale desk sportivo, uno dei più riconosciuti del quotidiano, anche se una parte dei giornalisti confluirà in un nuovo team con una struttura diversa. Il Post ridurrà inoltre la copertura internazionale, riorganizzerà il lavoro sulle notizie locali e sospenderà il suo podcast quotidiano di punta, Post Reports.

Secondo Murray, la ristrutturazione non è solo un’operazione di riduzione dei costi, ma una scelta strategica. “Si tratta di posizionarci per diventare più essenziali nella vita delle persone” ha dichiarato.

Dopo anni di espansione sotto la proprietà di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon che ha acquistato il giornale nel 2013, il Washington Post ha avviato negli ultimi anni un processo di ridimensionamento. Alla fine del 2023, – quando, stando ad un report del New York Times, il Post aveva perso quasi 100 milioni di dollari in 12 mesi – circa 240 dipendenti hanno lasciato l’azienda tramite incentivi all’uscita; nel 2024 ci sono state altre uscite volontarie di redattori con oltre 10 anni di lavoro, mentre i licenziamenti diretti sono stati 54 nella divisione software; infine nel gennaio 2025 era stato tagliato circa il 4% del personale di pubblicità, marketing e operazioni stampa.

La posizione del sindacato

Al termine della riunione, la Washington Post Guild, ha annunciato sui social un raduno #SaveThePost previsto per giovedì. “Questi licenziamenti non sono inevitabili. Una redazione non può essere svuotata senza conseguenze per la credibilità, la portata e il futuro del giornale,” ha dichiarato il sindacato dei giornalisti.

Il silenzio di Bezos

Negli ultimi giorni, molti dipendenti avevano chiesto pubblicamente a Bezos di fermare o ammorbidire i tagli, firmando lettere e lanciando appelli sui social media per difendere il valore del giornalismo prodotto dal Post. L’editore, tuttavia, non ha risposto alle richieste delle redazioni estera, locale e della Casa Bianca.

Pertanto ha suscitato molte critiche il fatto che lunedì, invece, Bezos abbia accolto il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth durante una visita a Blue Origin, la sua azienda aerospaziale in Florida. Così come non è passato inosservato l’investimento di 75 milioni di dollari di Bezos nel documentario su Melania Trump, percepito da molti come l’ennesimo segnale di una gestione discutibile delle priorità, mentre il Post affonda.

Fuga al New York Times con ricavi record

Secondo una fonte interna, alcuni dipendenti avevano già lasciato volontariamente la redazione prima dell’annuncio ufficiale dei tagli, e almeno tre sono passati di recente al principale concorrente, il New York Times, che ha da poco reso noto di aver guadagnato 1,4 milioni di abbonati solo digitali nel 2025, di cui circa 450.000 nell’ultimo trimestre, raggiungendo quasi 13 milioni di abbonati totali e registrando ricavi superiori a 800 milioni di dollari da settembre a dicembre dello scorso anno.

Commento dell’ex-editore

Don Graham, editore del quotidano dal 1979 al 2000, ha definito la giornata “triste”, pur esprimendo fiducia nella leadership di Murray. “Mi dispiace che così tanti eccellenti giornalisti e redattori, e vecchi amici, stiano perdendo il lavoro. La mia prima preoccupazione è per loro; farò tutto il possibile per aiutarli. Dovrò imparare un nuovo modo di leggere il giornale, dato che seguo la pagina sportiva dalla fine degli anni ’40. Vorrò sempre che il Washington Post abbia successo, e anche voi dovreste. Il giornale ha ancora un forte direttore in Matt Murray e una grande redazione,” ha scritto Graham su Facebook.

Foto (Ansa)

Commen