Il Garante per la protezione dei dati personali e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) hanno avviato ispezioni congiunte nei centri logistici di Amazon in Italia. L’obiettivo è verificare l’uso dei sistemi di videosorveglianza e il rispetto dei diritti dei lavoratori, inclusi dati personali raccolti e trattati. I controlli si svolgono al Centro distribuzione di Passo Corese (Rieti) e a Castel San Giovanni (Piacenza).
L’iniziativa nasce da analisi tecniche, in parte ispirate a articoli di stampa, che hanno rilevato potenziali irregolarità come acquisizione e trattamento di dati personali dei dipendenti senza adeguate tutele, impiego di videosorveglianza privo delle garanzie previste dallo Statuto dei Lavoratori (art. 4), che richiede informativa, autorizzazioni e limiti per evitare monitoraggio occulto.
Si tratta di un presidio contro abusi in ambienti ad alta tecnologia, dove tool di monitoraggio possono impattare privacy e dignità del lavoro.
Questa azione rafforza i controlli su big tech in Italia, allineandosi a normative UE come GDPR (Reg. UE 2016/679)direttive sul lavoro digitale. Potrebbe portare a sanzioni se emergono violazioni, simile a casi passati (ad esempio la multa da 10 milioni ad Amazon nel 2021 dal Garante per tracciamento clienti).
Il punto di Amazon
Riportiamo di seguito la posizione diffusa da Amazon in merito alla notizia delle ispezioni condotte dal Garante per la protezione dei dati personali e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro:
Amazon collabora costantemente con le autorità competenti, accogliendo con favore ogni verifica o richiesta di chiarimento sulle proprie pratiche operative. La trasparenza e il dialogo costruttivo con le istituzioni rappresentano pilastri fondamentali del nostro approccio aziendale in Italia. Siamo pienamente disponibili a fornire tempestivamente qualsiasi documentazione, dato o chiarimento richiesto, e ci impegniamo a mantenere una collaborazione positiva e continuativa con tutte le autorità coinvolte, nel rispetto del quadro normativo vigente.












